Conversazione tra arte e vita - Magazine

Attualità Magazine Giovedì 20 ottobre 2005

Conversazione tra arte e vita

Magazine - Secondo appuntamento con la rubrica di Marco Romei, che torna a mentelocale.it ogni terzo giovedì del mese. Chi si fosse perso il primo incontro si legga la . Buona lettura.

Marco Romei e Saam Schlamminger, (nella foto in alto Romei a destra e Schlamminger a sinistra).

MR «Per la tua esperienza, l’arte può produrre una nuova sensibilità, una sorta di educazione estetica della società?»
SAAM «Credo che l’arte vera sia essenzialmente una manifestazione di uno stato interiore. Certo, la qualità dello stato interiore non possiede sempre la stessa profondità, ma più è trascendente, più riflette una spiritualità elevata, e più è in grado di comunicare, di toccare il cuore delle persone. Per considerarsi spirituale, l’arte deve essere una sorta di specchio del significato, che non deve essere mai esplicito o razionale, ma si può solo intuire, sentire. Inoltre non deve esprimere solo dei problemi personali, perché allora usi il pubblico come terapia, diventa un arte egoista, utile solo a se stessi».

MR «Quindi può incidere sul cambiamento della società?»
SAAM «Dipende dalle motivazioni. Se hai intenzioni positive e non strumentali, perché no: sono sempre esistite persone che hanno avuto la funzione di “scintille”, magari non per trasformare la società, ma per iniziare qualcosa».

MR «È più facile trasformare gli individui…»
SAAM «Sai, il modo stesso di cambiare le persone si trasforma. Adesso non è più il tempo di dire cosa è permesso e cosa è proibito, non si può pretendere di cambiare le persone con le religioni, ormai abbiamo visto il bello e il brutto della chiesa cattolica o dei fondamentalismi. Ora, a mio avviso, è il tempo della conoscenza: chi possiede delle sapienze cerca di prendere per mano qualcun altro per condividere il sapere, per spirito di amicizia».

MR «Mi piace come idea, Saam, ma oggi è anche il tempo dell’omologazione, della colonizzazione delle televisioni…»
SAAM «L’unico modo è Live it yourself. Non voglio dire che io ci riesco, non voglio essere ipocrita, ma l’unico modo è vivere queste idee, essere un esempio, non giudicare, vivere con onestà la propria vita. Puoi cercare tante strade, dalla politica all’arte all’alchimia, ma il fine ultimo è sempre la manifestazione interiore, anche se accade che quando si rivela tu non te ne accorga, o almeno non subito».

MR «La vita ha un copione scritto o si va a soggetto?»
SAAM «Il destino si può modificare, anche le linee della mano cambiano durante l’arco della vita. Se il mio comportamento muta, posso influenzare il futuro, però dipende molto dalla coscienza del proprio istinto, della propria voce da dentro: non è facile trovarla, a volte pensi di averla raggiunta, di ascoltarla, ma in realtà sono solo i condizionamenti della famiglia, della società che ti stanno influenzando. La coscienza profonda ti conduce senza doverti chiedere se è giusta o se è sbagliata: se senti questa vera voce, allora trovi te stesso. A meno che ovviamente, questa voce non ti dica che sei Gesù, o qualcosa del genere!»

MR «Viviamo solo per scoprire la bellezza. Il resto è una forma di attesa».
SAAM «La frase è bella, ma il significato di bellezza è vago. Cosa è bello? La bellezza è come una fontana che si alimenta di bellezza da sé, in continuazione. Puoi anche essere abbagliato dalla bellezza, puoi credere di averla riconosciuta, ma puoi anche scoprire che non è quello che cerchi, che è solo illusione: puoi costruire un totem e poi doverlo distruggere. Il totem è la forma. Se raggiungi la bellezza, la forma non è importante. È un’esperienza non intellettuale, che puoi vivere solo se ricevi un dono, allora diventa musica, o a volte diventa qualcosa che ti fa soffrire.
In Oriente il misticismo è più diffuso, una volta ho conosciuto un uomo sui sessanta, un sufi, che aveva vissuto così pienamente, aveva visto così tanta bellezza che aveva fatto una sorta di overdose, di ubriacatura interiore; mi mostrò un bicchiere colmo di un liquido, e io gli chiesi di cosa si trattava: per quaranta anni aveva raccolto le lacrime che aveva pianto in momenti di estasi. Mi sono sempre sorpreso di non avere incontrato persone così nella cultura occidentale, non avete gente che vive in estasi, qui! Ma persone così, come il darvishi, anche nell’eccesso, sono fondamentali, perché sono le “scintille” che servono alle persone razionali per poter vivere una vita diversa».



Saam Schlamminger è musicista percussionista tedesco di origine iraniana, nato nel 1966 a Istanbul. Ha partecipato al Festival della Poesia di Genova, edizione 2005.
è il drammaturgo del . Ha scritto anche per la radio e per il cinema. È sempre molto indaffarato a essere pigro.

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