Cile: quel lontano 11 settembre - Magazine

Attualità Magazine Lunedì 17 ottobre 2005

Cile: quel lontano 11 settembre

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La primavera comincia a farsi sentire: nell’aria tiepida, nelle giornate che si allungano e nell’umore della gente ravvivato dagli odori e dai colori della bella stagione.
Ho lasciato Puerto Montt e sono stato traghettato attraverso il Canal de Chacao sull’Isla Grande de Chiloè, un’isola vulcanica con alture ricoperte da un fitto manto di boschi. Caratteristiche case di legno dai tetti in lamiera ondulata si affacciano sulle vie delle cittadine di Chiloè e ne costellano le verdi campagne.
Per buona parte dell’anno pioggia e nebbia oscurano il sole e quando riesce ad aprirsi un varco tra le nubi svela i maestosi panorami sul golfo de Ancud e le cime innevate del continente. La popolazione locale è tra le più povere di tutto il Paese e molti Chilotes, così si chiamano i nativi dell’arcipelago, hanno dovuto abbandonare la loro terra per andare a cercare lavoro nelle miniere di rame del Norte Grande, oppure nelle estancias del Magallanes dove si allevano le pecore.

Sdraiato sul letto della camera dove passerò la notte, sfoglio le pagine del libro di Isabel Allende, uno dei tanti che ha scritto: "Il mio Paese inventato". Se "La casa degli spiriti" ha raccontato una saga familiare, questo libro si può dire che racconti la saga di una nazione attraverso passioni tormentate ed effetti collaterali del machismo.
Un libro che più cileno non potrebbe essere, anche se scritto da chi ha radici soltanto nella memoria, ieri di esiliata, oggi di viaggiatrice. Nessuno più di suo zio Salvador ha lasciato, nel secolo appena trascorso, un’impronta nella storia così netta e definita per il suo Paese, nemmeno il grande poeta Pablo Neruda, anche se è troppo presto per poter affermare se ciò sia dipeso dal pensiero innovativo che ne ha caratterizzato il cammino politico, oppure dal tragico destino che ne ha segnato la fine.

Sono passati più di trent’anni da quell’undici settembre, un undici settembre che non solo per i cileni, ma per tutti i sudamericani continua ad essere più significativo che un altro undici settembre molto più recente. Sono passati più di trent’anni, ma il ricordo di quei giorni è ancora vivo, anche se un lento processo di rimozione sembra aver contagiato una parte consistente di popolazione.
Ciò nonostante Salvador Allende è presente nella vita cilena, e non perché lo si trovi raffigurato su vari souvenir per turisti; Allende è presente e continuerà ad esserlo almeno fino a quando resterà in vita Augusto Pinochet, l’ex dittatore che ha governato il Paese per sedici anni e che continua a condizionarne le sorti, seppure oggi sia ridotto ad uno stato quasi vegetale.
O così preferisce farsi dichiarare onde evitare di passare gli ultimi suoi giorni in stato di detenzione per i crimini, e non sono pochi, che gli vengono addebitati. Malato vero o immaginario, non si può dire che il finale del generalissimo sia tra quelli gloriosi, di certo è andata meglio al suo vecchio rivale che amava il whisky, le belle donne e a cui il destino ha regalato un epilogo da cavaliere medievale.

Andrea Comparini aka Josef
continua...

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