Magazine Lunedì 17 ottobre 2005

Ma non sono diventato un Buddha

Di Giulio Cesare Giacobbe avevo letto il primo libro: Sei un adulto o un bambino?. Un libro che si muoveva nell’ambito dell’analisi transazionale di Eric Berne, psichiatra americano. Quel primo libro racconta gli studi fatti dallo stesso Giacobbe negli USA.
Forse è con quello stesso spirito che lo scrittore è passato alla manualistica: da Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita, alla Ricerca delle coccole perdute, per arrivare al nuovo Come diventare un Buddha in cinque settimane.

«Una trilogia», come scrive Giorgio Viaro su , «per giungere alla serenità».
Ho letto Come diventare Buddha in cinque settimane e ho provato subito a diventarlo ma, incontrate le quattro nobili verità, ho incontrato le prime difficoltà. Vada per la prima: l’esistenza della sofferenza; vada anche per la seconda: causa della sofferenza è l’attaccamento alle cose.
Ma ecco che con la terza e la quarta delle nobili verità - l’estinzione di ciò che causa la sofferenza, ovvero la presenza di ciò che si odia - la mia sofferenza cresce: Berlusconi io lo odio e la sua presenza è per me una sofferenza.

Io non riesco a estinguerlo. Anzi, mi piomba davanti all’improvviso sui giornali, nelle news televisive, mi fagocita con le sue leggi: ultimamente addirittura ha scelto lui come devo votare.

Ho provato allora a percorrere gli otto nobili retti sentieri che conducono alla comprensione, alla liberazione, al retto pensiero, sforzo, mezzo, retta azione, concentrazione e presenza… ma niente. Ho capito che la mia sofferenza è di carattere nevrotico, dovuta all’inconsapevolezza della natura della realtà. Così faccio dipendere da qualcuno o qualcosa la mia infelicità. Capisco che sbaglio. Sono fuori via, fuori dal retto sentiero. Ma tutto cambia e lui è sempre lì!

Non sarà che Giacobbe mi ha fregato dandomi un manualetto alla Leo Buscaglia, tipo Vivere, amare e capirsi? Non sarà il solito approccio americano alla vita? Una sequenza di luoghi comuni, di frasi di buonsenso spacciate per grande filosofia?
No. Senz’altro sono io… è il mio Io a sbagliare. Come non percepire il cambiamento e insieme l’appartenenza al Tutto? "Lui" (sempre lo stesso) non esisterebbe senza di me, come io non esisterei senza di lui.
Eppure, con il retto pensiero, potrei eliminare la negatività, potrei approdare all’amore universale e riservare la compassione per me e gli altri... "lui" compreso.
Chissà, forse non sono ancora passate le cinque settimane.

Comunque una cosa è certa: al di là delle frasi modello Star Wars (la forza sia con te), il libro di Giacobbe insegna a superare la prigionia dell’io. Mi applicherò ancora qualche settimana e… buon Buddha a tutti.

Giorgio Boratto
di Giorgio Boratto

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