Il toro morente di Arthur Miller - Magazine

Teatro Magazine Teatro della Corte Giovedì 13 ottobre 2005

Il toro morente di Arthur Miller



Lacrime amare si spargono nei teatri.
Lacrime e sangue di fronte al taglio previsto dalla finanziaria che, come afferma il direttore dello Stabile di Genova Carlo Repetti, «mortifica il nostro lavoro quotidiano nel tessuto vivo della società. E, prima di tutto, punisce il pubblico». Per chi non ne fosse al corrente, venerdì 14 ottobre le associazioni professionali e imprenditoriali dello spettacolo italiano scioperano per il taglio del 40% su tutte le risorse pubbliche per lo spettacolo (il Fondo Unico per lo spettacolo - FUS - passa da 464 a 300 milioni di euro).

Nel presentare la nuova produzione del teatro - anche apertura della stagione - Morte di un commesso viaggiatore, di Arthur Miller, (al dal 18 ottobre al 6 novembre), Repetti si augura che non si debba domani anche affrontare la morte del teatro. A ribadire la gravità del gesto in atto, è intervenuta alla presentazione anche l’assessore alla cultura della Provincia di Genova, Maria Cristina Castellani, che ha aggiunto: «Sembra che ci divertiamo ad impallinare – uso questa parola a proposito - quello che è bello e quello che è buono. Tenendo ferme le esigenze del sociale, credo che si possa far incrociare i due settori in modo virtuoso, perché anche le fasce deboli, giovanili e no, hanno bisogno di stare insieme e partecipare allo spettacolo».

Spostando l’attenzione sull’avvio della stagione e sullo spettacolo, Repetti ricorda che a distanza di un giorno anche il Teatro Duse debutta con Glengarry Glen Ross, testo di David Mamet che, come quello di Miller, ha ricevuto il Pulitzer per lo stesso argomento trattato, e che è frutto del lavoro di un gruppo di giovani, la compagnia Gank, capitanata dal regista .

Accanto a Eros Pagni, a proposito di giovani, Repetti sottolinea l’ampia compagnia di ragazzi, tutti formatisi alla scuola dello Stabile, che forma il cast e «non ha nulla da invidiare a quella giovane compagnia, in cui Pagni era un ragazzoto, di Chiesa-Squarzina alla fine degli anni ‘60. Sono giovani che garantiscono un’alta qualità e che rappresentano il conseguimento di un altro nostro obiettivo».

Il testo di Miller, nella nuova versione di Masolino d’Amico, nota il regista Sciaccaluga, «è stato oggetto di un interesse culturale molto diverso: da parte di chi il teatro lo fa e da parte di chi lo critica. Non parlo degli spettatori, loro il teatro lo fanno, e persino in Cina, alla fine degli anni ’80, il successo di pubblico fu indiscusso». Il regista confessa di essere di fronte, per la prima volta, ad un testo che ha già affrontato un po’ più di 20 anni fa.
Sciaccaluga ammette di aver spinto sulle varianti possibili delle interpretazioni, arrivando a punte anche molto radicali nel tentativo di portare il tono melodrammatico del testo verso le tinte di una tragedia grottesca.

La trama, forse nota ai più: un venditore - Willy Loman, commesso viaggiatore costretto a girare l’East Coast americano dentro una struttura sociale e familiare tragica - non trova niente di meglio che suicidarsi, nella speranza di un riscatto, almeno per i suoi familiari, attraverso il premio dell’assicurazione sulla vita. Per lo spazio, il regista insieme a Valeria Manari ha pensato ad una soluzione innovativa, che elimina tutte le indicazioni didascaliche, spesso anche molto dettagliate, di Miller e Kazan (un lavoro a quattro mani del ’49).

Eros Pagni, indiscusso protagonista della pièce, che «guadagna un’altra freccia al suo arco – come dice Repetti- per un posto al vertice tra gli interpreti italiani», ricorda che per caso interpretò Loman nel ’56, sostenendo un compagno all’esame per una borsa di studio all’Accademia d’Arte Drammatica di Roma.
«Morte di un commesso viaggiatore era il testo preferito tra i ragazzi del ’56 per presentarsi all’Accademia. All’epoca lessi rapidamente il testo, ma quando lo recitai per il provino mi commossi. Quando poi, fu il mio turno, Raul Radice, della commissione, mi disse non importa che lei sostenga la prova. Mi procurai così la borsa con una lacrimuccia e con Loman».

Per questo ruolo, in origine, Miller aveva pensato ad un uomo piccolo di statura e fragile, poi nelle audizioni, insieme a Kazan, si trovarono davanti sempre omoni, così i due si convinsero e modificarono persino alcune battute.
«L’attore Lee J. Cobb fece un regalo straordinario – conclude Sciaccaluga – diede al personaggio delle dimensione da toro: un uomo incrinato certo, rotto, ma che propone la morte di un toro, non quella di un fuscello. Come dimostra in questi giorni l’interpretazione a Londra di Brian Dennehy. Dall’altra parte la fortuna di questo personaggio è legata a grandi nomi che hanno saputo dargli ogni volta spunti originali, e Pagni ne è l’ennesimo esempio».

Nella foto Eros Pagni nei panni di Willy Loman

Potrebbe interessarti anche: , Giudizio Universale: la Cappella Sistina secondo Marco Balich , Artisti e progetti vincitori di #UBU40 accanto a quelli di Hystrio, Rete Critica e ANCT , Turandot: la trama dell'opera, tra un principe pirlone e donne con scarsa autostima , Acqua di colonia: il colonialismo italiano secondo Frosini/Timpano , Dall'Olanda il teatro-incontro in Perhaps All The Dragons dei Berlin