Io lo pago l’ICI. E la Chiesa? - Magazine

Attualità Magazine Giovedì 13 ottobre 2005

Io lo pago l’ICI. E la Chiesa?

Magazine - [Il decreto legge sulle infrastrutture, nel quale era contenuta la norma che esentava dal pagamento dell'ICI gli immobili di proprietà di istituti ecclesiastici - anche se adibiti a usi commerciali - al centro dell'articolo di Manila Benedetto qui di seguito, è da considerarsi decaduto. L'ha annunciato ieri sera il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini. La motivazione l'ha fornita il Ministro per i Rapporti con il parlamento Carlo Giovanardi: «Il governo rinuncia al provvedimento perché la commissione Bilancio di Montecitorio non è stata in condizioni di esaurire l'esame del testo, visto che il ministero dell'Economia non le ha trasmesso tutte le informazioni richieste».
La redazione ha scelto di pubblicare comunque questo brillante contributo della nostra Manila Bendetto, che oltre a questo argomento ne affronta molti altri. [Ndr]

Mi dice l’altro giorno il mio amico Mario:
«Ho il sospetto che molti non sappiano neppure di cosa parlano. La Chiesa oggi è ancora fonte di consolazione, aiuto, speranza e salvezza (spirituale e materiale) per centinaia di migliaia di italiani. Ci sono paesi e regioni, in Italia e nel mondo, dove la Chiesa è l’unica ancora di salvataggio».
E mi è scoppiata la vena polemica. Son fatta così.

La questione chiesa=salvataggio della gente mi fa venire in mente nitidamente la pagina 245 del mio libro di storia delle medie.
Si riassumeva la caduta dell’Impero Romano d’Occidente.
Passato il secolo d’oro di Traiano, passata la conquista delle terre del Mediterraneo, l’Italia era diventata terra di nessuno, tra Longobardi, che l’avevano vivisezionata come una rana da laboratorio, e i cittadini romani che della vecchia e sana gloria dell’impero avevano ormai perso memoria.
Tutta una crisi! Gente che moriva, epidemie, saccheggi, ricordo ancora le immagini dei disastri sul libro: peggio di terremoti e tsunami. E poi, l’economia che non decolla più (però il termine decolla allora ancora non lo sapevo usare per l’economia ai quei tempi), le campagne che si riaffollano di gente, che ormai non sa neppure più coltivare, insomma: un vero schifo.
E cosa succede allora? Ecco che tatan! arriva lei, superman, catwoman, hellboy, arriva la Chiesa!

Logicamente, e siamo nell’VIII secolo, tutto inizia con “l’aiuto alla gente”. Cosa buona e giusta eh! Figuriamoci se ho qualcosa da ridire a riguardo. Quello però che mi puzza forte forte è che la Chiesa decide di diventare un vero e proprio Stato. Tanto, morto lo stato politico, facciamone uno religioso, avranno pensato i più furbi (che a distanza di lì a poco si daranno anche alla vendita della grazia e del perdono).
Oh, gente, fin qui, e viste le condizioni in cui riversava l’Italia non ho tanto da contestare.
Quello che proprio non capisco è come, in quel Medioevo iniziato da due secoli, lo Stato della Chiesa affida intere contee ai Vescovi, dando loro un potere che è tutt’altro che religioso. È qui l’intoppo. Perché, come se non bastasse, la nascita di un vero e proprio Stato provocò pian piano un declino religioso: non c’era più apertura verso la gente, la chiesa era mostrata come luogo d’inquietudine (e meno male che dovevano aiutare le anime perse degli ex gloriosi romani!) – basti pensare alle alte e spoglie costruzioni romaniche, altro non sono che la rappresentazione dell’angoscia del divino sull’uomo – e il popolo, che non era per nulla colto, veniva lasciato nell’analfabetizzazione assoluta. Perfino le messe erano esclusivamente in latino. Perché? Beh, semplicissimo: più erano ignoranti più, tenerli nella morsa religiosa, era semplice.

Questo no, non posso davvero comprenderlo.
Eppure in questo delirio d’onnipotenza (mai termine fu più adatto!) c’era un monachello, San Benedetto, che zitto zitto mise su a Montecassino un bel monastero e ci mise dentro dei monaci che lavoravano i campi (e insegnavano a farlo ai contadini della zona) e tra una preghiera e l’altra, capito come stavano andando – male – le cose, si dedicavano alla ricopiatura dei testi, che si sa, meglio conservali. Ebbene, il monachesimo un po’ le sorti dell’istituzione religiosa le ha risollevate. C’è sempre qualcuno che tiene in piedi la baracca.

Continua Mario a dirmi che bisogna pensare «ai missionari, ai saggi parroci di campagna, alle suore che dove c’è la fame, la guerra e la carestia portano cibo, amore, sollievo. Credo che qualsiasi Stato veramente laico abbia il dovere di sostenere queste azioni, incoraggiarle, diffonderle».
Beh, e chi dice che non è cosa giusta? Che non sono da elogiare? Però non vi sembra che siano così simili a quelli che furono i benedettini in uno Stato dittatoriale della Chiesa?
Non penso che la Chiesa vada abolita. Né tanto meno che sia necessario smettere di preservarla. Però, auspico che se in uno Stato Laico si vuole preservare La Religione, vadano preservate tutte le religioni, tutte le chiese.
Ahi ahi, ma l’Italia mi sa proprio che non lo fa molto… Che facciamo, dividiamo i buoni credenti dai cattivi credenti? La religione buona da quella cattiva?
Jesus Caldera, ministro del lavoro e della politica sociale spagnolo, nonché braccio destro di Zapatero, dice bene: i finanziamenti alla Chiesa da parte dello Stato rappresentano una situazione «non normale perché stabilisce delle regole preferenziali rispetto ad altre religioni».
Volete sentirmi applaudire lo Stato quando di mezzo c’è la chiesa? Sì? Allora, cari governanti, riordinate l’assetto religioso-politico-economico. Facciamo che davanti allo Stato gli dei siano tutti uguali e non ci sia qualche Dio più uguale degli altri. Facciamo che l’ICI il Vaticano, con tutti i soldi che ha, lo può anche pagare.

Ben venga una Chiesa di principi religiosi, che esprime la sua opinione, apprezza ed inorridisce di fronte alle leggi dello Stato, che scende nelle strade per aiutare, e fa il suo lavoro di salvatrice di anime.
(Perché, non è forse questo il suo lavoro? Non è forse scendere dall’altare e tendere la mano? E perché i Ruini di turno non lo fanno mai, preferendo la scrivania di faggio e la penna laccata con cui scomunicare – perché poi? – la gente?). Vade retro la Chiesa dei comandi politici.

Si dividano i pesi, i ruoli e le misure. Che qualcuno insegni che ci sono pertinenze diverse.
E che nessuno, vi “prego”, ignori la storia!

Manila Benedetto

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