Bisio come Pennac - Magazine

Teatro Magazine Teatro Gustavo Modena Lunedì 3 ottobre 2005

Bisio come Pennac

Magazine - Non è una serata di cabaret, non è una serata di teatro comico ma, soprattutto, non è la TV: è teatro.
Certo un po’ si riderà, ma non solo.
È Grazie, il primo testo scritto da per il teatro (e oggetto di una lettura scenica nella scorsa stagione all'Archivolto), interpretato da Claudio Bisio e in prima nazionale al Teatro dell’Archivolto per la regia di Giorgio Gallione, da martedì 4 a sabato 8 ottobre, (ore 21).

Nei panni di un artista di una certa età, premiato “per l’insieme della sua opera”, l’attore (già nel ’97 voce pennacchiana dentro i panni del ) si prova con un altro monologo e una nuova variante della lingua di Pennac.
Grazie è infatti un esercizio di stile perché “il ringraziamento è un genere a sé” e Pennac ne ha provato e riflettuto, attraverso questo protagonista, tutte le possibili varianti. Dell’artista protagonista del monologo, poco o nulla si sa. E neanche sulla tipologia, natura o provenienza del premio, Pennac non fornisce alcun dettaglio.
L’autore stesso è in scena in questi giorni a Parigi con una sua mise en espace del testo («morto di paura, morto di fatica», come ha riferito a Gallione) e di questa produzione non ha ancora visto né saputo niente anzi, interpellato da Gallione, ha chiesto: «garde moi la surprise!» (lasciami la sorpresa).

Data la natura realistica del testo, Gallione ha scelto una messa in scena piuttosto scarna in cui è riprodotta una situazione simile a quella di molti premi, che sfrutta una giuria presente in effige e il pubblico in sala, azzerando quindi la quarta parete in favore di un rapporto diretto tra il premiato e il suo pubblico. L’effetto sarà quello di una conferenza, piena però di inciampi, per l’effetto di spontaneità esplicitamente richiesto dal regolamento del premio.
Un regolamento che impone all’artista a presentare un discorso formale di ringraziamento della durata tassativa di 65/70 minuti, anche per fare un po’ serata. Così il tempo della narrazione e il tempo dell’azione vanno a coincidere perfettamente e, in fondo, anche l’intento spettacolare crea una certa identificazione tra l’azione scenica e quella in sala.

Pennac ha scritto un lavoro teatrale, ma Gallione, abituato com’è a lavorare sulla narrativa, ha comunque messo mano al testo operando un «certo adattamento» e, in particolare, modificando la successione degli eventi.
«Il copione è strutturato con una spina dorsale a cui si alternano digressioni». Il tema del ringraziamento è così indagato nelle sue molte declinazioni, alle quali Gallione fa alternare materiali da altre opere dell’autore francese, mentre il fondo resta essenzialmente monotematico.
Non ci sono tagli tuttavia, né tanto meno semplificazioni: «Non siamo scappati dai momenti neri. Nessuna fuga dalle cose più crudeli del testo. Neppure abbiamo virato verso una certa facilità comica», sottolinea Gallione. E il monologo infatti ha anche un sapore amaro, un po’ cinico; un gusto acre, frutto di un dolore infantile che il protagonista confessa e ingoia a malapena. Si tratta di un livore sotterraneo che trapela lungo il discorso di ringraziamento, legandosi al concetto che "i premi giungono sempre in ritardo nella carriera di un artista".

Come spesso accade negli spettacoli di Gallione, anche in questo un ruolo non minore lo giocherà la musica. «Canto sì, canto: “Io canto”», dice Bisio e i pezzi arrangiati da Paolo Silvestri contribuiranno a commentare le stazioni in cui è suddiviso il testo.
Per le scene, ci ha pensato Guido Fiorato che utilizzando la carta, detta "specchio-piuma", riesce a creare al tempo stesso l'effetto formale e da lustrini ed uno più leggero e lirico con lo stesso fondale: ora luccicante come uno specchio, ora trasparente e leggero, ora addirittura soffitto.

Bisio è pronto. Bisio è felice di essere di nuovo dentro un Pennac, «faccio le cose che mi divertono» e smentisce serenamente di aver pensato anche solo per un momento di disdire questo suo appuntamento per un pacchetto RAI (offertogli da RAIUNO) in cui era incluso anche Sanremo 2006. «No, ci ho pensato. Certo che ci ho pensato. Mezzo secondo. Ma insomma è come dire a qualcuno “sai che saresti bravo anche a fare una certa stuccatura”, ma lui in verità di mestiere fa tutt’altro. Resta un complimento, seppur gratificante, un puro e semplice complimento. Io sono un attore, fare il presentatore è tutt’altra cosa».
A proposito di attorialità e sue derivazioni, Bisio ci riprova con il cinema dopo Asini del '97. Sta lavorando a , tratto dall’omonimo noir di , che l’autore stesso ha ridotto per il grande schermo, in distribuzione a fine gennaio per la Warner Bross/Colorado Film, nella regia di Carlo Sigon alla sua opera prima.

Nella foto: Claudio Bisio prende una spremuta a mentelocale. Beccato

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