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Attualità Magazine Lunedì 3 ottobre 2005

Il Cile guarda al futuro

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Stanco di volare ho deciso di affittare una macchina ed ho puntato verso sud. Sarà una mania, ma ogni qual volta devo scegliere una direzione, vado sempre a sud, si vede che non conosco bene gli altri punti cardinali. Sud anche qui, anche quando non fa rima con sole e calore, l’Antartide non è poi così lontano, anche quando le persone che incontri sono gentili, ma non colorate.
Ho impiegato un paio di giorni per raggiungere la cittadina di Pucon sul lago di Villarica. Ho impiegato un paio di giorni e non di certo per colpa delle strade, quelle sono più che decenti, molto simili a quelle europee o nordamericane, solo un minimo più strette, due invece che otto corsie, ma che ci volete fare: gli ampi spazi non appartengono a questo Paese.

Ho impiegato due giorni per un motivo molto semplice: me la sono presa comoda. Avevo voglia di immergere i piedi nel Pacifico, in realtà avevo voglia di farvi un bel tuffo, ma è bastato bagnarsi fino alle caviglie per rendersi conto che sarebbe stata una follia: acqua gelata e corrente insidiosa non sono salutari per un povero vecchietto. Avevo voglia di visitare una serie di cantine dove si producono i famosi vini cileni, ma fortunatamente dopo la terza ho scoperto che le altre rimanevano un po' troppo fuori strada e questo ha impedito che a finire fuori strada fosse il vostro Josef, con macchina e tutto il resto.
Avevo voglia di conoscere chi avesse lavorato e mi volesse raccontare della vita in miniera, e allora sono passato da Lota e mi sono fatto un giro nella Mina Chiflon Carlos, una miniera di carbone chiusa sul finire degli anni sessanta. Un paio d’ore sotto il livello del mare in compagnia di Eduardo, uno che oggi fa la guida, ma che da giovane ha scavato.

Un paio d'ore sufficienti a capire che quella del minatore non è una grande aspettativa di vita, confesso che lo sospettavo anche precedentemente la visita, un paio d'ore sufficienti a capire la differenza tra il minerale sotterraneo e quello a cielo aperto: di migliore qualità il primo. L'unica cosa di cui non avevo voglia, era farmi fermare dai carabineros, ma siccome sono mediorientale ho una spiccata idiosincrasia alle regole, in particolare a quelle del codice stradale.
Quando giro per le strade della mia Beirut non è che stia molto attento ai cartelli della segnaletica stradale, potrei anche giustificarmi sostenendo che per lunghi anni a Beirut ci si doveva preoccupare di ben altro, tanto meno, quando imbocco la provinciale per Tripoli, faccio attenzione ai limiti di velocità. Beh, non essendo in Libano bensì in Cile, ho passato più di un'ora in stato di fermo con la concreta prospettiva del ritiro della patente.

Devo ringraziare di essere stato fermato il 18 di settembre, giorno di festa, quella per l’indipendenza. In sintesi sono stato condannato ai mezzi pubblici, in alternativa all’autostop, ma ho ottenuto la grazia condita da una serie di raccomandazioni che nemmeno mia madre quando a scuola zoppicavo, che è un modo più elegante per dire che facevo letteralmente cagare.
Il silenzio del lago fa da contrasto allo sguardo minaccioso del vulcano che dall’alto sembra osservarci, il manto nevoso che lo ricopre fino al cratere ne ingentilisce i lineamenti. I colori del Cile esposti dalle finestre e sulle innumerevoli bandierine che ornano i cofani delle macchine, dichiarano l’orgoglio di un popolo impegnato a guardare il futuro, cercando di lenire le ferite di un recente passato.

continua...

Andrea Comparini aka Josef

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