Magazine Lunedì 3 ottobre 2005

Cerchi concentrici all'hop altrove

Martedì 4 ottobre alle ore 18, al Teatro Hop Altrove, per gli aperitivi letterari, presentazione del libro “Cerchi concentrici” di Jacopo Martini.
A questo primo appuntamento ne seguirà un secondo, il 19 ottobre, sempre alle 18, con "La creuza degli ulivi" di Bruno Morchio.

Di seguito vi presentiamo la recensione di "Cerchi concentrici" di Giorgio Boratto

Ma chi è Giulio Altoviti? Chi è questo nuovo borghese piccolo, piccolo? Questo misantropo che scatena i “cerchi concentrici”? Lo sapremo leggendo il noir della Fratelli Frilli Editori, Cerchi Concentrici. Con questo libro di Jacopo Martini, conosceremo il suddetto personaggio e la sua storia.
Il libro Cerchi Concentrici è un noir a tutti gli effetti. Non un giallo con l’assassinio e la ricerca del colpevole; con l’investigatore che accompagna il lettore nello sbrigare la matassa. Qui abbiamo un piccolo borghese, un impiegato della Ferro-K, industria costruttrice di impianti industriali, cui un furto al buio, che lo porterà ad avere un mortaio e otto proiettili, scatenerà sopiti sogni di vendetta.
Ora, chi è che non ha mai pensato di uccidere qualcuno? Chi, in un momento di rabbia, non ha pensato di sopprimere un prepotente? Giulio Altoviti, licenziato da Volponi, un capo-azienda negletto, medita la sua rivincita.
Con a disposizione un mortaio Giulio Altoviti inizia a fantasticare uccisioni brutali. I suoi obiettivi sono, nell’ordine: il tetto di casa Volponi; uno stadio; una sede istituzionale, Provincia-Comune, invisa alla popolazione; una riunione di mafiosi; un comizio di partito e… il Parlamento Italiano. La storia si svolge nel 1993 e bisogna dire che il Parlamento era quello degli inquisiti; quello di tangentopoli, quello dell’inchiesta Mani Pulite.

Ora i cerchi concentrici li fa lui: sono quelli per stabilire la posizione del mortaio e con essi trovare l’angolo di alzo per il tiro. D’altronde ha un mortaio; se avesse avuto un windsurf o un deltaplano i guai sarebbero stati solo suoi. Una sottile ironia accompagna il racconto.
Con la scelta dell’obiettivo, il racconto ha un’impennata, i fatti si accavallano ed il noir prende contorni precisi: ci sono i morti, le incursioni dei servizi segreti, i depistaggi… i cerchi concentrici si restringono.
Giulio Altoviti si rivela un pericoloso terrorista; il suo esasperato individualismo non ha supporti ideologici e, anche se si richiama a Gaetano Bresci, non c’è nessuna anarchia o utopia di liberazione a far da sfondo. Scopriamo invece un piccolo uomo capace di fare cose orrende: una specie di D-Fens, il personaggio del film: Un giorno di ordinaria follia.
Ma chi è veramente Giulio Altoviti lo scopriremo solo nell’epilogo, nell’ultima pagina. Chissà se allora lo considereremo ancora un peccatore. Nel suo nichilismo, nella sua solitudine disperante, potrebbe essere un grande personaggio letterario.

Giorgio Boratto

Nella foto la copertina del libro Cerchi concentrici
di Giorgio Viaro

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