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Attualità Magazine Mercoledì 28 settembre 2005

Milano‑Caserta solo andata

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Siamo soli.
Solissimi.
Sempre più soli.
Eppure più poveri.

Lo scopro da una ricerca della Camera di Commercio di Milano, svolta con il contributo dell’Associazione .
Ne parlo mangiando un gelato con alcune amiche.
«Soli, poveri e single, eh?!?», ripete Giovanna, infermiera quarantenne, e continua: «ma single non significa già di per sé solo?.»
«Sì», le fa eco Imma: «siamo tutte zitellone, Giovà, zitellone milanesi!». Ed Elisa rilancia: «zitellone e povere! Aho, ragazze, stiamo cenando con un gelato! “Ma 'sto gelato, però, è proprio buono!» E giù a ridere tutte quante.
Eccoci qui, una decina in tutto, accomunate dalla provenienza extra Milano e dall'aver trascorso un periodo della nostra vita nello stesso convitto di suore in zona . Sì, un convitto, quasi quattrocento Euro per una camera con uso cucina, bagno al piano e rientro obbligato entro le nove di sera. Qualcosa di assimilabile al servizio militare, insomma. Siamo una sorta di ex commilitoni. Qualcuna, come Giovanna - che fa la spola tra Milano e Bergamo - abita in convitto a singhiozzo da anni; le altre, come me, sono rimaste lì il tempo necessario per trovare un appartamento altrove.

Ci siamo sparpagliate per la città, ma siamo rimaste amiche. E cerchiamo di mantenere un appuntamento infrasettimanale che, per quanto possibile, sia fisso: un aperitivo, oppure un gelato e qualche volta addirittura una pizza. Stavolta l'occasione di vederci vale doppio. Stiamo festeggiando Titta, di passaggio a Milano.

Titta è un caso anomalo all'interno del gruppo. È l'unica milanese di Milano, non come noi che sembriamo un campione demoscopico della Doxa. E anche Titta viveva in convitto.
Viveva, appunto.
Titta, Tiziana, Tittina è una trentenne tosta con i capelli rossi rossi tagliati corti da maschiaccio.
Tipa tosta, vita tosta e lavori saltuari come programmatore fino alla svolta, questo agosto.
Titta ha lasciato il convitto, sua casa da anni, e si è trasferita in provincia di Caserta.
Fenomeno migratorio controtendenza: da nord a sud.

Un'amica che è tornata a vivere al sud e conosciuta proprio a Milano un giorno le dice: «perché non vieni?», E lei non ci pensa su un secondo di più. Inscatola 30 anni di vita e un pesce rosso, lascia tutto a una comune amica, prepara una valigia e parte. L’estate è passata veloce lavorando come cameriera in una pizzeria sul lungomare. Titta sembra davvero felice, mentre lo racconta. Nel frattempo ha trovato un appartamento, una casa vera che costa la metà della camera in convitto. Una casa che adesso ha le pareti gialle e dei mobili nuovi scelti all’ di Napoli. Ma soprattutto Titta ha trovato un lavoro, il lavoro. Mentre lo dice ride di gusto e diventa rossa.
Da settembre sforna una dietro l’altra teglie di pastiera napoletana in una pasticceria da cui si vede il mare. Un lavoro in piena regola, contratto di assunzione a tempo indeterminato e una vita nuova nuova. «In paese mi chiamano già "la milanese" per le mie e lunghe e la parlata da cummenda, scherza: «sono già famosa!».

Ed ora è tornata qui a prendere il suo pesce rosso e a caricare la sua vita inscatolata sul pulmino giallo di un corriere. Prima di andare via ci abbracciamo forte. Promette a tutte una montagna di biscotti e, quando tornerà a trovarci, anche una sontuosa pastiera napoletana.
Una pastiera che oggi è anche un po' milanese.

Cristiana Stradella

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