Magazine Martedì 27 settembre 2005

Lapilli di un'Autore

L’adozione per la silloge “Lapilli” del sottotitolo “Epigrammi per due stagioni”, trova una sua immediata - per non dire addirittura banale - giustificazione nel fatto che il numero dei componimenti raccolti è pari alla metà dei giorni dell’anno solare. A dire il vero, nella scelta del sottotitolo sopra indicato, l’Autore aveva anche altre motivazioni oltre a quella di mettere in evidenza delle pure e semplici corrispondenze numeriche; tuttavia, siccome all’Autore piace un lettore non distratto ma “collaborativo”, lascia allo stesso il compito di individuare altre ragioni un po’ meno banali.

È Antonio Peloso a parlare, nella Nota dell’Autore. A me uno scrittore che parla di sé in terza persona un po’ incuriosisce. Come mi diverte aprire a caso questa raccolta di sentenze pungenti, nella quale Montanelli aveva ravvisato “stile, fantasia e classico senso della misura”.
Costume e malcostume. Cultura e incultura. Politica. Universo femminile ed altro ancora. Le “opinioni e le sentenze diverse” - come le avrebbe chiamate Nietzsche in Umano troppo umano - che Antonio Peloso ha raccolto nel suo Lapilli (Artemis Ed.), libro che verrà presentato giovedì 29 settembre 2005, alle ore 18.00, presso la Libreria Porto Antico, hanno una saggezza di derivazione classica ed invitano, come era lezione di Marziale, ad osservare il reale con uno sguardo che oscilla tra il comico e il satirico e che, come nella “poesia d’occasione”, passa da temi leggeri, quali quelli erotici, a temi a sfondo sociale.

Questi divertissement tratteggiano il presente avendo però il desiderio, come dice l’Autore, di diventare “atemporali”: Una volta la cultura per pochi. Oggi l’ignoranza per tutti (Democratizzazione della scuola italiana); Quanto al futuro non posso darvi garanzie per pane, lavoro e casa. Ma vi prometto – da uomo d’onore – che una soap opera non mancherà mai sulla vostra tavola (Un politico onesto. Tempo di elezioni).
Aprite a caso i giornali o accendete la televisione, così Peloso parlerà del mondo (dicendo l’indicibile), raccontato nell’esortazione a guardare questi ritratti come un documento familiare, dalla lettura colorita, svelta ed accattivante, proprio perché emblema dei nostri vizi.
Il sorriso segnerà la consapevolezza.

Marina Giardina

Nella foto la copertina del libro
di Giorgio Viaro

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