Quando la moda è arte - Magazine

Attualità Magazine Martedì 27 settembre 2005

Quando la moda è arte

Magazine - Questa a Milano è una delle settimane più movimentate e attese dell’anno. Per sette giorni la città prende la corona di regina della moda, si lascia coinvolgere dalla musica e dalle luci di quasi cento sfilate che riempiono ogni quartiere, dai cocktail dell’happy hour in location prestigiose alle iniziative pubbliche, fino alle feste rigorosamente private. Un meccanismo perfetto, che nasconde un vero e proprio popolo, garante dell’esatto funzionamento. È il popolo che non si vede degli allestitori, dei fattorini, dei cuochi e dei camerieri, degli addetti alle pulizie e dei “lavoratori inesistenti”: gli stagisti.

Miho appartiene a questa categoria: giapponese, con una passione smisurata per la moda, a diciannove anni ha lasciato Tokio per arrivare a Milano e iscriversi ad una scuola di moda.
Dopo due anni in cui ha imparato a parlare quasi perfettamente italiano, a cucinare la polenta e la cotoletta ed è riuscita ad innamorarsi di uno dei miei più cari amici. Miho ha iniziato a concretizzare il suo sogno: lavorare nella moda. Da 4 mesi è stagista, non retribuita, presso un’importante casa di moda e in quest’ultimo mese ha lavorato una media di 10 ore al giorno. «Ma quest’anno in passerella sfilano abiti che io ho visto, su cui ho lavorato, a cui ho contribuito anch’io... è la prima volta, è come se su quella passerella ci fossi anch’io!».

La stanchezza non le spegne l’entusiasmo, che è appena scalfito dall’impossibilità di andare a vedere la “sua” sfilata – inaccessibile a chi non dotato del “pass”, anche se ci ha dedicato la maggior parte del suo tempo – nemmeno dal backstage.

«Vorrà dire che andremo insieme a vedere sfilare i venticinque anni di moda di alla : vedrai è arte e moda, è la genialità di un’artista che fa degli abiti delle opere di arte pop...». Abbandoniamo il traffico impazzito per la più pratica metro rossa che, dopo aver costeggiato il Parco Sempione, ci porta di fronte alla Triennale. L’ingresso grande e bianco isola, con le sue pareti spesse, il caos e tutti i rumori esterni, mentre l’odore dell’arte riempie in un attimo uno degli spazi espositivi più famosi e importanti di Milano.

Non riesco immediatamente a concepire la moda come arte, ma l’entusiasmo di Miho mi spinge a recarmi verso un corridoio dove manichini colorati sembrano indicare la strada. Entriamo in una stanza occupata al centro da un tunnel fatto da una sequenza di cerchi in neon colorati, al cui interno abita una lunga teoria di capi che, ad una prima occhiata, mi colpiscono per i colori accesi e le forme essenziali ripetute. È il Tunnel del Tempo, che si apre con il racconto della vita di Agatha: ci sono, in ordine cronologico, i capi più significativi di 25 anni di intensa creatività.

L’unico aggettivo con cui riesco a descrivere la moda di Agatha è: “stupefacente”. Dal Tunnel mi si presentano abiti con ruote, con gabbie di uccellini o vasi di ciclamini e, poi, grovigli di luci, che diventano corpetti luminosi, rocchetti di fili e nastri che compongono preziose gonne a palloncino.
È una moda che, per l’intensità del colore, richiama la concretezza dei quadri di Frida Kahlo e per l’attenzione al quotidiano fa riferimento alla Pop Art di Andy Wahrol, che si coglie nelle stampe di oggetti quotidiani quali muri, pianoforti e arcobaleni e nella creazione di capi che fanno dell’oggetto il loro senso, come l’abito torta, dove gli strati di un grande dolce sono rispettivamente gonna, cintura e corpetto di un vestito dalle tinte forti.

Concludono il percorso – allietato da musiche di sottofondo tratte da Mary Poppins e altri film per bambini – alcuni abiti della collezione primavera/estate 2006, rubati alle passerelle di questi giorni, in cui protagonisti assoluti sono i cuori di tutte le forme e di tutti i colori che, uniti insieme a cerchi e nastri, danno vita a mises, testimoni della carica di vitalità ed energia che Agatha porta con sé e trasmette a tutto quello che la circonda.

Non è un caso infatti che nessun oggetto riesca a sfuggire all’ardore di questa artista spagnola del colore: quaderni e interruttori, lenzuola, occhiali e perfino automobili vengono rielaborate con le tonalità intense e le forme semplici della vitalità di Agatha. La mostra è un tripudio di divertimento e la voglia di vedere fino a che punto sia giunta la creatività nei vari capi fa sì che si giunga alla fine senza quasi accorgersene: allontanarsi dal Tunnel del Tempo e raggiungere l’ingresso alto e bianco della Triennale è quasi uno shock. Mi-ho è soddisfatta e il pensiero delle sfiliate “fuori” è lontano: alla Triennale oggi abbiamo visto sfilare la moda che si fa arte.


16 settembre – 15 ottobre 2005
Palazzo della Triennale – Viale Alemagna, 6 Milano
Tel 02 724341
Ingresso gratuito

Micaela Montecucco

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