Concerti Magazine Lunedì 26 settembre 2005

Genova blues

Magazine - Sulla voce roca di Baccini che canta Genova, you are red and blue scorrono le immagini di una città invernale e piovosa, ripresa dal finestrino chiuso di un auto e inquadrata dall'onnipresente sopraelevata. Blues per immagini e suoni, che ti accartoccia e scuote insieme.
È la parte migliore del documentario realizzato dal francese Joël Maître, proiettato in anteprima italiana sabato 24 settembre presso la di Palazzo Ducale. Una ricognizione incuriosita, tracciata da occhi foresti, dell'eredità poetica lasciata da Fabrizio De Andrè, e più in generale del concetto di genovesità.
Una sequenza di testimonianze di poeti, scrittori, musicisti, artisti o semplici abitanti, immalinconita delle voci off di Paolo Conte e, naturalmente, di Fabrizio.
Al centro di questa ricognizione la figura di , l'uomo della tanto cara a De Andrè, suo amato amico e oggi, si può supporre, di nuovo compagno di parole. L'uomo che gli ispirò i celebri versi: dal letame nascono i fiori / dai diamanti non nasce niente.

Blando davvero l'impianto visivo e narrativo. Tante parole che tradiscono, agli occhi di un genovese adottato, una percezione della città e delle sue tradizioni letterarie (ma anche eno-gastronomiche, storico-politiche), ripiegata su se stessa, ai limiti della stagnazione. Una sorta di filmino familiare, che insegue il fantasma del grande cantautore e del capoluogo ligure limitandosi a sfiorarli.
O forse centrandoli in pieno. La piccola Stanza della Poesia, infatti, trascorre i settanta minuti scarsi della proiezione (sghemba su parete bianca, con corredo di luce solare proveniente dall'esterno per evitare il soffocamento) in commossa contemplazione o devoto sorridere, mentre io cerco di racimolare, vagamente sbigottito, i cocci di un montaggio che sembra quasi amatoriale, senz'altro frettoloso.
, con la sua bella voce calda, spacca in due il film con una lunga performance. Con la chitarra di Fabrizio in braccio, rifà splendidamente le sue canzoni, partendo proprio da Via del Campo, baricentro effettivo dell'orgoglio cittadino. Intorno a me due generazioni di genovesi, entrambe più antiche della mia, sono in pieno trip nostalgico, carichi di orgoglio e riconoscenza.

Due cose che ho imparato sabato. Genovesi non si può diventare se a Genova non ci sei nato. Neanche ti ci puoi avvicinare.
Se invece ci sei nato, facile che ci resti sotto.

Nella foto Fabrizio De Andrè

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