Magazine Mercoledì 21 settembre 2005

Dean Martin, professione crooner

Magazine - Ho letto Dino di Nick Tosches, la biografia di Dean Martin, ovvero Dino Crocetti. L’ho letto, seppur spaventato dalle 650 pagine, perché mi ha sempre affascinato quell’America spettacolare, fantasmagorica, musicale e divertente negli anni cinquanta; anni che, a leggere il libro, rivelano invece un’America incolta e spietata. È l’America che scopre il provvisorio, dove il marmo cede al linoleum e il granito al cemento e al cartongesso. Dove la cultura non è nei libri ma nel fischiettare; un’America costruita dagli analfabeti in cui l’apparecchio simbolo era il fonografo, poi diventato TV. Dean Martin era l’essenza più vera dello spirito americano di quegli anni: "Fanculo il Vietnam, fanculo la moralità, la politica, la cultura e la controcultura. Fanculo tutto quanto".

Dean Martin interpretava l’eroe, il divo della middle class americana: sapeva sedurre le masse con la sua aria scanzonata e la sua voce suadente. Voce da crooner - parola derivata dal verbo to croon, sussurrare - che ispirò tra l’altro (chi lo avrebbe detto?) Elvis Presley. Sì, Elvis iniziò a cantare imitando Dean, come Dean imitava Crosby.
Il libro di Tosches è una lunga cavalcata nel mondo dello spettacolo americano, quando lo spettacolo era casinò, affari e mafia; quando lo spettacolo erano canzoni, gags, e ancora casinò, passaggio obbligato per trovare i mezzi per primeggiare. Ed in un casinò Martin incontrò Jerry Lewis, cosicché, in breve, una canzone e una boccaccia coprirono il vuoto culturale di un’America destinata a primeggiare nel mondo.
Tosches non perde un colpo in questa sagra dei sogni e Dino diventa un veicolo che è capace di "attraversare tutta la merda senza sporcarsi"; nessuno sapeva imporre il cattivo gusto con classe come lui. In fondo cosa si poteva avere di più della vita di "una bottiglia di scotch, un pompino e un milione di dollari?". Dean Martin aveva tutto questo.

Le tappe della lunga carriera sono seguite da nomi leggendari: dopo un decennio con Jerry Lewis (dal 1946 al 1956) raggiunge apici televisivi mai eguagliati, cui seguiranno film con John Waine (Un dollaro d’onore) e Marlon Brando (I Giovani Leoni), per approdare infine al mitico Rat Pack, ovvero il gruppo formato da Frank Sinatra, Sammy Davis Jr., Joey Bishop, e Peter Lawford. Tutto mentre l’America ascoltava la sua voce cantare: “That's amore”.
Tosches con questo libro scrive pagine di autentica letteratura, specie quelle che parlano del padre barbiere di Dean Martin o quelle che descrivono Stubenville, cittadina famosa per le sue fonderie. Rischia però talvolta di diventare monotono nella lunga elencazione di luoghi, date di spettacoli, compensi, personaggi incontrati dal protagonista, nonostante il costante valore aggiunto di battute fulminanti: “Restiamo al mondo solo il tempo di un respiro; due giri di valzer e giù nella tomba: fanculo”.

Alla fine le pagine sono 466, poiché le restanti sono note, fonti, discografia, filmografia e indice analitico. Tutto meticolosamente annotato.
Un elenco di eventi che segnano la storia dello show business americano, di cui il libro è una sorta di backstage letterario. A volte superficiale come il protagonista…fanculo.

Giorgio Boratto

di Giorgio Boratto

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