Magazine Lunedì 9 maggio 2005

Domenica Nera

© Courtesy of Edizioni Piemme

Magazine - Giovedì 22 settembre 2005 alle ore 18.00 - presso la libreria Feltrinelli di via Venti Settembre 231r - Andrea Casazza presenterà il libro di Claudio Paglieri Domenica Nera, un thriller calcistico che affronta di petto il tema degli scandali sportivi. Vi riproponiamo sotto la nostra recensione di questo romanzo

09 maggio 2005

Marassi, stadio Luigi Ferraris, la squadra di casa è sotto di un gol. I radiocronisti di Tutto il calcio minuto per minuto si rubano la linea l’un l’altro per commentare le partite della Serie A. Ma a Genova il secondo tempo tarda a cominciare.
L’arbitro Ferretti di Livorno sta penzolando impiccato in uno stanzino sotto le gradinate.

Comincia così Domenica nera, l’ultima fatica di e prima incursione nel mondo del giallo per lo scrittore-giornalista genovese. È un libro che mette a rischio il bioritmo del lettore, o per lo meno di chi – come me – ama leggere la sera a letto ripromettendosi ogni cinque minuti “ancora due pagine e smetto”. Ho girato l’ultima pagina alle due e mezzo.

Il protagonista è un commissario simil-Fassino, alto quasi due metri e magrissimo, Marco Luciani. Sul lavoro è uno dei cervelli più fini della Polizia, ma nella vita privata è un disastro: anoressico, quasi insonne, in crisi con la fidanzata, insofferente con i vicini di casa, scettico fino al cinismo, a suo agio solo quando corre, gioca a tennis o beve Lemonsoda.
Luciani deve trovare un perché alla morte dell’arbitro: suicidio o omicidio? Ferretti non è un uomo qualunque nel mondo del calcio: è l’arbitro più corrotto del campionato, invischiato in compravendite di scudetti, giri di puttane e cocaina. Il grande burattinaio è Alfredo Rebuffo, arrogante general manager della squadra ospite (chi segue il calcio non avrà difficoltà a riconoscere il personaggio).
Intorno al commissario si muove tutta la squadra omicidi della Questura di Genova, fatta di persone capaci come di poliziotti semi-analfabeti, in bilico fra alta tecnologia e perquisizioni fatte alla carlona. Come se non bastasse, c’è da tener conto delle lotte intestine fra i magistrati della Procura, e dell’eterno duello Polizia-Carabinieri.
Insomma, Luciani deve far luce su un intricato caso resistendo a pressioni inaudite, campagne di stampa, minacce ed al suo segretissimo passato. Ad aiutarlo arriva però una splendida e disinibita ispettrice delle assicurazioni, Sofia Lanni. Puntini puntini…

L’intreccio segue una linea fatta di intuizioni, vicoli ciechi, errori, colpi di fortuna. Insomma, solo alla fine si scopre il colpevole (anche se si intuisce che Luciani aveva capito già tutto), ma poi la “Verità” con la V maiuscola è tutt’altra cosa.
Ci si incolla alle pagine perché l’intrigo funziona, ma anche perché Paglieri ci porta dentro la testa del suo commissario, sdoppiando i dialoghi su un duplice piano – ciò che Luciani pensa e ciò che invece dice. Il ritmo è sempre serrato, alternando l’attenzione via via sul caso, sul mondo del calcio, sulla vita di Luciani.
Non manca quel tocco di humour nero che chi conosce Paglieri ha già avuto modo di apprezzare: strappano il sorriso le caustiche descrizioni di qualche angolo genovese, dei ristoranti spenna-turisti o di un pomeriggio all’Ikea.
Non ci resta che fare qualche domanda all'autore.

Come mai ti sei buttato nel thriller?
«Era un po’ che volevo farlo, sono sempre stato un grande lettore di gialli: Simenon, Conan Dyle, Montalbàn. Eppoi in Italia il mercato editoriale sembra finalmente premiare questo genere, maggior vendite e maggior visibilità: è diventato un mezzo espressivo importante, guardato con rispetto. Insomma, la mia è stata una bieca operazione commerciale [ride]».
Per essere un romanzo ambientato a Genova, non segue la recente agiografia sulla città.
«Ho cercato di non cadere nei luoghi comuni. I vicoli sono stati talmente incensati… Eppoi io ci vivo, e non è mica tutto rose e fiori».
C’è qualcosa di te nel Commissario Luciani?
«Hmmm… Ci sono alcuni aspetti del mio carattere, ma esasperati. Luciani è uno poco simpatico, intrattabile, però ha uno sguardo ironico sul mondo. Sì, qualcosina di me c’è».
E del calcio cosa ci dici?
«Che sono un appassionato un po’ disamorato: vincono sempre gli stessi e poi c’è troppo business, troppe polemiche, troppo pallone ovunque. Il mondo del calcio è un paradigma di questo paese. Nel libro la corruzione è dappertutto: fra gli arbitri, fra i giudici, lo stesso Luciani in un certo modo».
Ci sarà un seguito?
«Il libro è adatto, vedremo se il personaggio incontrerà il favore del pubblico. Io però qualche idea ce l’ho già».

di Giulio Nepi

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