Concerti Magazine Martedì 20 settembre 2005

Non c'è età per Bryan Adams

Magazine - Ieri sera ho assistito ad un altro concerto, il secondo quest’anno, il quarto in 3 anni. Non è molto, ma dopo un buco di 23 anni è già qualcosa.
Era di scena , tutto canzoni dolci, melanconiche e pezzi da far saltare sulla sedia.
Il Mazda Palace per me è una novità: mi piace subito, ordinato, raccolto, pulito. Anche l’acustica si dimostrerà discreta.

Mi incavolo subito avvicinandomi ad una coppietta di ragazzini che sorride per le mie scarpe da vela, gialle. Di impulso li schiaccerei, ma poi mi ricordo che alla loro età ero lo stesso idiota irriverente.

Bryan avrà più o meno la mia età per cui non mi aspetto solo teenagers nel pubblico. Molti ventenni e trentenni, ma anche molte persone attorno al mezzo secolo. Uomini in giacca e cravatta, persone sportive, pantaloni corti, lunghi, medi, lustrini, gioielli, jeans, un po’ di tutto insomma... ma esiste l’abbigliamento da concerto?
A giudicare dalle bancarelle esterne sarebbe d’obbligo indossare un indumento adeguato. Io lo compro, come sempre, e mai lo indosserò. Sul palco tanti i tecnici al lavoro e le luci in evoluzione.
Dietro di me si parla di notai e di vecchi concerti. Alla mia sinistra un uomo molto serio che non muoverà una ruga neanche sulle note di Run to you, alla mia destra una coppia molto seria, con lui che tenderà a sciogliersi mentre il concerto cresce: all’inizio guardandosi furtivamente attorno per osservare il comportamento degli altri, e alla fine alla grande, battendo le mani e i piedi.

Io non sono particolarmente emozionato, ma le aspettative non verranno deluse.
Alla biglietteria ci hanno detto della presenza di un supporter ma non ne conoscono il nome, e da nessuna parte ne esiste traccia scritta.
Salgono in quattro sul palco, a sorpresa, senza neanche presentarsi. Se sono supporter non devono essere molto conosciuti! C’è un cantante/pianista, un altro tastierista, batteria e basso. Iniziano, ed è una grande sorpresa. I pezzi mi prendono subito e sono già mentalmente in internet, alla ricerca di ogni cosa possibile di questo gruppo rivelazione.

Impossibile descrivere i meccanismi che certa musica fa scattare in noi, ma in quei momenti particolari vorresti essere lì sul palco e sostituirti a lui, a loro, agli idoli di quel momento.

Al terzo pezzo capisco che il gruppo è conosciuto perché il ritornello è roba da classifica di MTV. Alla fine dell’esibizione mi avvicino al banco-bibite dove due ragazzini si danno da fare tra coca e pop corn. Immagino che loro sappiano chi ha appena finito di suonare. La ragazza mi suggerisce un nome che mi faccio ripetere 2 volte ma… I didn’t catch that name. Solo Daniel mi resta chiaro, per il resto... Potter... Power…chi lo sa! Scopro oggi che si tratta di Daniel Powter.

Da lontano vedo una faccia conosciuta, mio cugino. Me lo ritrovo accanto dopo poco, e mi racconta dei suoi cinque bypass al cuore, mentre il concerto inizia. È tutto repertorio vecchio e ne sono felice, così come tutte le persone che pian piano si alzano per trovare spazio e per poter ballare liberamente. Stasera lui è alla chitarra d’accompagnamento, e poi ci sono i suoi “maestri”, come lui li definisce: chitarra solista, basso, batteria e tastiere.
È molto disponibile col pubblico, e a metà spettacolo ripete quello che credo faccia ogni volta. Sceglie una ragazza del pubblico (rigorosamente una ragazza), e, dopo avere accertato che conosce le parole della canzone, la invita sul palco per cantare con lui.
La bacia, la stringe, ci gioca con la chitarra. Io penso a come questa serata resterà impressa nella mente di lei, per tutta la vita, ed immagino che alla fine del concerto cercherà qualche ripresa video per rivedersi e sognare. Questa è roba da tenere per i figli!

Il concerto prosegue, ed il nostro preannuncia che sarà una lunga notte, una notte di musica, di buona musica. Tra un salto e l’altro, tra una divagazione e l’altra, con breve accenno ai Led Zeppelin, si arriva alla falsa fine.
Tre bis di rito, mentre io mi sono avvicinato al palco, per poter vedere se la sua faccia è ancora butterata. Lui scende tra i comuni mortali e si fa toccare. Il mio amico non si accorge che sono dietro e lo osservo mentre protende le mani verso il suo idolo, e mi fa piacere vedere che la musica ha effetti strani su tutti, non solo su di me.

Ce ne andiamo, composti, ordinati, e non posso fare a meno di tornare con la mente alle diversità di questa fine di concerto rispetto a quelle degli anni settanta. Sono passati molti anni e ancora c’è la voglia, la passione, la spinta a vivere eventi semplici ma portatori di emozioni. Mentre guardavo la performance del canadese riflettevo sulla massa di persone concentrata al Mazda Palace.

Athos Enrile

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