Assaggi artistici di Cina a Milano - Magazine

Attualità Magazine Venerdì 9 settembre 2005

Assaggi artistici di Cina a Milano

Magazine - L’appuntamento è alle sei, in Piazza Oberdan a due passi da Corso Buenos Aires, la via dello shopping milanese. Sono lì da qualche minuto quando arriva Sue Lin, conosciuta cinque anni fa, a Berlino. Sue è stata adottata da genitori francesi, è cresciuta a Parigi, ha fatto l’Università a Berlino e ora vive a Milano dove lavora come interior designer, allestendo spazi espositivi e case mischiando pezzi ricercati e oggetti di vita quotidiana, con uno stile sofisticato e unico.

Sue è arrivata in Francia a due anni e ha sempre mantenuto un rapporto intenso con la Cina: ne ha studiato la lingua, le tradizioni e la cultura e in questo periodo segue con interesse le discussioni economico-politiche che si fanno intorno alla Cina ed è convinta che il duemila sarà il secolo cinese. E questo la riempie di orgoglio. «Vorrei che la Cina divenisse un modello da imitare, uno stato che riesca a dominare il consumismo, a prenderne il meglio senza venirne stritolato. È una nazione con grandi potenzialità… lo vedrai anche in questa mostra».

Entriamo allo Spazio Oberdan, dove è allestita la mostra . Sue l’ha già visitata, ma ci teneva ad accompagnarmi, per poterne parlare poi insieme.
Precedute da due coppie di giovanissimi ragazzi, iniziamo la visita.

La mostra ci accoglie con un’opera di Qiu Shihua, una grande tela bianca che, soltanto a uno sguardo più attento svela un paesaggio dallo stile impressionista, a spiegare come il Vuoto possa esprimere tutto. È una sorta di viatico per la mostra, uno strumento per comprendere le opere che nelle altre sale presentano colori intensi, tecniche che si mischiano, oggetti storici rielaborati con una criticità sempre più intensa.
In nove sale il passare degli anni – soltanto sedici – si percepisce non tanto con il trasformarsi dello stile, quanto con il cambiamento dei contenuti rappresentati.

La prima sala ospita la rielaborazione artistica della disperazione successiva ai fatti di Tienanmen: lo stile popi - movimento artistico per cui l’artista per guadagnarsi uno spazio di libertà si finge pazzo e accetta di vivere ai margini della società – usa colori violenti, rielabora e distrugge icone, marchi e materiali, denunciando ogni tipo di ideologia. L’artista è un matto che ride di quanto lo circonda (è la risata che deforma i faccioni dipinti da Yue Minjun) e se ne distacca.
A partire dagli anni novanta la Cina si apre al mercato globale e anche gli artisti vengono travolti dalle luci del kitsch e della frenesia del possedere pur comprendendo che il possesso non completa (le donne senza testa di Liu Jannhua sono segno di una disponibilità vuota, non appagante), ma trasforma tutti in parti integranti di un sistema, da cui l’artista prova a fuggire, cercando di recuperare il proprio passato (ne sono un esempio i quadri di Weng Fen, dove una bambina in abiti tradizionali osserva la skyline di un mondo che cresce sotto i suoi occhi).

Lo svolgersi delle sale attraversa una storia vissuta con forza e dolore: sono colpita dalle opere più recenti, in cui si fa ormai evidente l'appartenenza a un mondo globale e la certezza di vivere un momento storico cruciale. L’arte si affina e ogni artista comincia a esplorare la propria individualità, con tecniche sempre più variegate.
La mostra vola in un attimo, le spiegazioni sono esaustive e illustrano con chiarezza sedici anni di sofferenze, di ricerca di una nuova identità, ma anche l’entusiasmo di una società con una carica vitale inimmaginabile. E l’arte fa il resto.

All’uscita Sue vede che sono soddisfatta e io ho una gran voglia di parlare con lei. «Mi inviti a cena stasera?» Non aspettavo altro. Questa sera si parla di arte, globalizzazione e cucina.



La Cina: prospettive di arte contemporanea
Dal 29/06/2005 al 16/10/2005
Spazio Oberdan, Viale Vittorio Veneto 2, Milano (MM1 fermata Porta Venezia)
Orari: da martedì a domenica 10.00/19.30; martedì e giovedì 10.00/22.00; chiuso lunedì.

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