Parole per manichini di gesso - Magazine

Teatro Magazine Teatro della Tosse Domenica 11 febbraio 2001

Parole per manichini di gesso

Magazine - Omaggio a Kantor

A cura di Emanuele Conte
Con i manichini di Danièle Sulewic

Testi scritti appositamente da: Paolo Scheriani, Pietro Fabbri, Roberta Alloisio, Emilio Lanterna, Paola Bigatto, Carmelo Vassallo, Claudio Rufus Nocera, Pseudo Leopardi, Bruno Cereseto, Tonino Conte, Fausto Paravidino, Matteo Galiazzo, Francesca Mazzuccato, Giorgio Devoto, Marco Giorcelli, Emanuele Conte, Giuseppe Conte

Voci di Aldo Ottobrino, Enrico Campanati, Roberta Alloisio, Lisa Galantini, Paola Bigatto, Carmelo Vassallo, Claudio Rufus Nocera, Carla Peirolero, Simona Guarino, Susanna Arena, Pietro Fabbri, Alberto Bergamini, Brun Cereseto, Amedeo Romeo, Consuelo Barilari

Quando si entra si può girare liberamente. Volendo ci si può anche fermare sulle scale o sedere al fianco di uno di loro, di uno dei manichini.
Si possono guardare da vicino o da lontano. Si possono toccare (forse no). Se non fosse per il rumore di tacchi che rimbomba un po’ e sciupa l’ascolto, verrebbe voglia di aggirarsi tra le figure, in continuazione, fermandosi, nascondendosi, sedendosi, animandole al nostro passaggio. Ecco, ecco cosa avremmo voluto: poterle animare al nostro passaggio, al nostro sfiorarle o guardarle da vicino. Ci sarebbe piaciuto poterle azionare noi quelle “belle statuine” parlanti.
Se le guardi da lontano mentre una di loro ti racconta il suo punto di vista ti sembra di essere in uno di quei “fermo-immagine” però non al cinema o in un film ma tu e per la strada, tra la gente. Quelle figurine rappresentano lo smarrimento comune a tutti nel corso della giornata tra la folla, le code, le macchine, lo smog e tutto il resto. In corsa verso il lavoro, la scuola, l’appuntamento, l’edicola, un sogno, un incubo. Eppure sono tutti lì fermi con le loro voci azionate a comando.
Sono morbidi nelle pieghe dei loro vestiti, nelle diverse forme: chi magro, chi grasso, chi alto, chi basso parlano di carne e di umano ma sono di gesso. Le abbiamo conosciute in occasione delle Baccanti. Da quello spettacolo le abbiamo incontrate spesso ci sono familiari, quasi come quelle facce sconosciute, ma familiari appunto, che ogni giorno incrociamo sulle nostre traiettorie di vita.
Quanto dura un’installazione? Il tempo che vuoi tu. Ma come ogni spettacolo fermarsi fino alla fine è pratica solo di qualcuno, altri preferiscono essere liberi di scegliere di uscire prima. Eppure uno spettacolo è, a tutti gli effetti.

Sala Agorà
da lunedì 5 a domenica 18 Feb

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