Magazine Lunedì 19 settembre 2005

Todorov: «la bellezza è amore»

a Sanremo, un appuntamento eccezionale per i Grandi Incontri condotti dal giornalista Sergio Buonadonna e organizzati dall’Assessorato alla Cultura guidato da Daniela Cassini. L’incontro con il grande storico bulgaro-francese, allievo prediletto di , avverrà giovedì 22 settembre alle ore 17 al Teatro Ariston Ritz.
Grande è l’attesa di ascoltare dal vivo l’autore di Memoria del male, tentazione del bene, il saggio del 2001 sulle tragedie del Novecento provocate dalla follia nazi-fascista e dall’utopia comunista, dopo il recente intervento del filosofo e analista politico sulle “Nuove tentazioni del potere” apparso nei principali quotidiani europei e pubblicato in Italia da La Stampa.

Attualmente Todorov, che dirige il di Parigi, sta sviluppando il suo lavoro in direzione della bellezza nei secoli come sinonimo d’amore, unica via possibile per salvare il mondo dalla crudeltà del tempo presente.
Il curatore dei Grandi Incontri, Sergio Buonadonna, ha realizzato con Todorov una lunga intervista di cui mentelocale.it anticipa (per gentile concessione dell’autore) la parte iniziale.

Professor Todorov, dopo avere raccontato le tenebre del male sull’individuo, le minacce, i rischi e le conseguenze dei totalitarismi, Lei si è soffermato sul destino politico dell’individuo attraverso il valore della bellezza e del bene. E lo ha fatto partendo dalla pittura fiamminga del XV secolo quando figurativamente l’immagine dell’individuo assume un ruolo ed un significato più definiti. Perché ha fatto questa scelta e quale percorso vuole indicare?

«In ogni tempo gli uomini hanno avvertito il bisogno di instaurare un rapporto con l’assoluto. Per molti secoli, lo hanno identificato con gli déi, vivendo questa esperienza nei confini dell’ambito religioso. Nel secolo dei lumi, si è voluto far discendere l’assoluto in terra e definirlo in termini puramente umani. Si è creduto di trovarlo in entità collettive: la Nazione, poi la Classe operaia o la Razza ariana, o ancora in un processo come la Rivoluzione. I risultati di questi tentativi, che in Europa hanno occupato gli ultimi due secoli, sono stati disastrosi. Ma esiste una terza via, che oggi è particolarmente attuale, ed è quella che consiste nel cercare l’assoluto nell’esperienza individuale: rendere quindi la propria esistenza quotidiana ricca d’amore, di senso, di bellezza. Questa scelta non ci dispensa dal partecipare alla vita pubblica e politica del nostro paese, ma ci mette in guardia da aspettative eccessive: nessun regime politico può assicurare la compiutezza interiore della persona».

La bellezza salverà il mondo è il titolo della sua conferenza a Sanremo, unica sua presenza in Italia nella seconda metà del 2005, non a caso Lei si è appassionato ed ha scritto nelle sue ultime opere di personaggi che hanno vissuto il fuoco della vita come la poetessa russa Marina Cvetaeva, lo scrittore irlandese Oscar Wilde. Quali sono gli uomini e le donne che in questo momento della storia rappresentano la via della bellezza?

«La bellezza salverà il mondo è una frase che, come è noto, figura nel romanzo di Dostojevski, L’idiota. Fuori dal suo contesto, si può interpretarla in un senso estetizzante: circondarsi di begli oggetti, contemplare la natura e le opere d’arte, consacrarsi alla creazione artistica. Ma Dostojevski dava tutt’altro significato al termine "bellezza": quello dell’amore, così come era incarnato nel Cristo. È una via che è aperta a tutti, non solo ai creatori di genio, come Wilde, Rilke o Cvetaeva. Per dare un esempio tratto dall’attualità: nel mese d’agosto del 2005, il musicista Daniel Barnboim ha organizzato un concerto a Ramallah, in Palestina, quello dell’orchestra “le Diwan occidental-oriental” che ha fondato con Edward Said e che riunisce musicisti israeliani, egiziani, siriani, giordani, palestinesi. È una goccia nel mare, non risolverà il conflitto israelo-palestinese, ma è un atto ammirevole che partecipa dello spirito che animava Dostojevski quando scriveva che la bellezza salverà il mondo».

Lei ha raccontato l’indivisibilità del bene e del male, lancia la sfida della bellezza, fa l’elogio dell’imperfezione. Quale lezione trarre dal Novecento, il secolo tragico dei totalitarismi: un cattivo uso del bene e un buon uso del male?

«Una delle lezioni della storia del ventesimo secolo in Europa consiste proprio nel prendere atto del pericolo delle utopie politiche quando vogliono realizzarsi sulla terra: il comunismo, come anche il fascismo e il nazismo, hanno causato milioni di morti e innumerevoli sofferenze. Un male che non è stato compiuto da figure diaboliche ma da capi politici animati dalla tentazione del bene, un bene che volevano imporre con la forza ai loro concittadini, ovvero al mondo intero».

E oggi come ha cambiato faccia il totalitarismo: quali rischi corre la democrazia?

«Il totalitarismo, nelle sue forme trascorse, non è più un pericolo per noi, è vero. Ma non per questo la democrazia può dormire tranquilla. È minacciata, innanzitutto, da forze che le si contrappongono direttamente, quelle di un militantismo nazionalista o di un fanatismo religioso. Deve poi combattere la sua deriva moralizzatrice, quella che la spinge a praticare il “politicamente corretto” a domicilio e a imporre con la forza il suo modello all’esterno. Infine, o forse soprattutto, deve fare attenzione a non soccombere a quella che chiamerò “la sacralizzazione dei mezzi” e “l’oblio dei fini”: il culto dello sviluppo per lo sviluppo, del potere per il potere, della performance tecnologica fine a se stessa».

Sergio Buonadonna

Nella foto: Tzvetan Todorov
di Daniele Miggino

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