La Transhumance des Riens - Magazine

Teatro Magazine Teatro Gustavo Modena Domenica 11 febbraio 2001

La Transhumance des Riens

Magazine - Giro giro tondo casca il mondo casca la terra tutti giù per terra.
Chi non conosce questo ritornello?
Eppure vi siete mai fermati a pensare a queste apocalittiche parole. Parole che, in un ritornello da bambini, raccontano la miseria, il delirio e la de-cadenza del mondo. No, in scena non ci sono parole solo un linguaggio fisico, solo la prospettiva dell’allucinazione e della paura, del degrado.
Anche la giostra di Denis Chabroullet ha parlato di questa miseria, di miserabili, di uomini e donne che non hano niente e lottano contro tutto e tutti. Ogni incontro è un ostacolo, ogni scontro fisico o morale ne è il superamento, ma qualcos’altro già aspetta.
La giostra non si ferma quasi mai. E anche quando è ferma si ha la netta sensazione che continui a girare: una specie di illusione ottica da delirio, da incubo, da sogno pieno di facce conosciute, eppure grottesche e surreali. Orripilante e fascinoso come il carro di Mangiafuoco in Pinocchio.
Ci sono tutti nel circo, che è giostra, carrillon o boulle-à-neige impazzita di Chabroullet. C’è persino Cristo. Ma niente è rimasto a cui appigliarsi. Nessun terreno è più scivoloso di quello di una giostra in corsa: fa girar la testa. Il mondo è la nostra giostra su cui quotidianamente corriamo percorrendo le ruote mentali o concrete che ci aiutano a superare le avversità, siano esse interne o esterne. Le docce purificatrici, indette da sirene da pausa di lavoro (o coprifuoco pr incursione aerea?), sembrano imbrattare ancora di più questi corpi (pieni di nevrosi) della loro e dell’altrui sozzura.
Fuori dal teatro una piccola mostra in un angolo racconta tutti i personaggi, uno ad uno, tutti rappresentano o sono qualcosa, qualcuno: la donna in rosso è il potere, il cavallo bianco è Dio, l’uomo i vestaglia è un suicida fallito. E’ complesso e articolato il percorso di questo spettacolo: i bozzetti sono molto belli e raccontano anche di una tenda da circo (che però non c’è) ospitata sulla ruota insieme alla cabina elettrica, ai pali della luce, e alla roulotte .
Ma tutto questo dopo lo spettacolo non ha più senso, anzi è quasi un altra cosa, un altro spettacolo: bellisimo anche questo ma... da fruire in fretta. Rincorsi dalla ruota e dalle impressioni spaventose che ha saputo evocare, siamo costretti a lasciare quelle carte perché - è triste da dire - ma anche i coraggiosi dell’Archivolto - che ringraziamo per aver osato proporci uno spettacolo così geniale - ci fanno prima segno con le luci poi a gran voce dicono: “Signori, il teatro chiude”.
E allora ... giro giro tondo casca il mondo casca la terra e tutti giù per terra ... che ognuno si porti a casa la sua allucinazione di bambino. Che ognuno rifletta sui messaggi spaventosi delle fiabe dove le streghe sono matrigne che ti vogliono uccidere, oppure vecchine che come i comunisti mangiano i bambini.
Viva la riaffermazione del potere visionario del teatro.
Viva il coraggio di ripensare alla grande, macchinerie barocche comprese.
Viva il corpo di donna nudo che non produce sensualità, né significa oggetto del desiderio.
Viva il nudo di una realtà tumefatta, strappata, delirante che tuttavia continua a girare la ruota.
Viva.
Ben tornato Artaud, anche se si chiama Denis Chabroullet: maestro e manovratore delle sacre cerimonie della ruota della Transhumance.

Per una volta sono felice di aver applaudito senza "ma".

P.S.
Lo spettacolo è in partenza chi c’era c’era chi non c’era non c’era.
Però se volete saperne di più, se volete rintracciare la compagnia, se volete insomma recuperare qualcosa di imperdibile, ma perduto, ecco alcuni link:

www.regards.fr/archives/1998/199803/199803pdv03.html
www.lafriche.org/manifeste/auteurs/index_p.html

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