Concerti Magazine Venerdì 16 settembre 2005

Dal Canada con furore

Il caro Nick Hornby, anni or sono, nel suo disincantato Alta fedeltà , esprimeva - in una delle improbabili classifiche stilate dai suoi personaggi - un giudizio quantomeno impietoso: tra i cantanti o complessi «Che Andrebbero Fucilati Se Venisse La Rivoluzione Musicale», annoverava e (per tacer dei Genesis…).
A conti fatti, Nick ed io divergiamo assai, a riguardo.
Me ne convinco ancor di più, dopo aver assistito, con animo gaudente, al concerto del rocker canadese, tenutosi ieri sera al Mazda Palace.
L’evento non raccoglie una marea di gente, ma - Arbore docet- meno siamo e meglio stiamo. L’atmosfera, fin dall’arrivo sul palco di , supporter nelle date italiane di e Torino, è quella dei locali in cui si suona ottima musica live: poca ressa, pubblico variegato.
Powter, altro canadese, è qui forte del successo del singolo Bad day. Con il fedele zuccotto di lana in testa, snocciola i brani del cd d’esordio: la sua mezz’ora di celebrità genovese è una piacevolissima sorpresa, il ritmo è fresco, le melodie accattivanti ed originali. Porta a casa una buona dose di applausi sinceri.

Quando arrivano Bryan e la sua fedele band (il chitarrista Keith Scott e Jimmy Wesley alla batteria sono con lui da più di vent’anni), l’aria si riscalda sul serio: solo un sorriso e poi la Fender spazza via tutto.
Si parte con Room service, dall’omonimo album del 2004, ma i brani più recenti sono lasciati volentieri in un angolo per fare spazio ai classiconi: Somebody, Let’s make a night to remember, una travolgente Kids wanna rock, Cuts like a knife, 18 til I die ed un’inaspettata ma quanto mai gradita All I want is you, traccia imboscatissima dell’arcivenduto album Waking up the neighbours (1991).

La musica di Adams è stata definita con supponenza FM Rock: orecchiabile, ma senza pretese. Insomma: buona per la programmazione di Radio Lattemiele. Beh, sapete che vi dico? Nel suo genere, il pop rock di Bryan è ben al di sopra della media: un buon prodotto commerciale che sa farsi apprezzare per l’immediatezza e l’indiscussa qualità. Il vero talento del biondo cantante di Vancouver sta nel saper coniugare la grinta del country rock di matrice statunitense con delicate melodie mai scontate. La sua voce roca, inconfondibile, poi, aggiunge carattere a tutti i pezzi.
Non a caso, sono state alcune ballate a decretare, anni fa, il suo successo. Ottime cartucce da sparare su una folla divertita e quanto mai partecipe, pronta ad imbracciare l’accendino d’ordinanza: Heaven, I’m ready in versione MTV Unplugged, Cloud number nine e, ovviamente, (Everything I do) I do it for you.

Lo spettacolo dura più di due ore, ma non ci sono pause, i cambi di chitarra sono praticamente istantanei: Open road, Summer of ‘69, Can’t stop this thing we started, The only thing that looks good on me, Back to you.
L’apice della serata viene raggiunto quando Bryan decide di far salire sul palco una ragazza durante l’esecuzione di When you’re gone: con occhio di falco, sceglie Carolina, studentessa genovese di scienze politiche, decisamente più carina della Sporty Spice che lo affiancò su cd nel ’99. Adams dimostra di conoscere la cucina genovese: domanda a Carolina se sa cucinare il pesto con patate e fagiolini. Vista la risposta affermativa, sembra decidere seduta stante di sposarla: nel frattempo, si limita a coinvolgerla nell’esecuzione del brano.
In chiusura, una grande It’s only love, senza la Turner ma con un Keith Scott esaltato all’ennesima potenza, tanto da trascendere il brano e dare il via ad una cover di Whole lotta love, Run to you col suo riff sfacciatamente spreengsteniano e una lunga serie di bis, in cui campeggia perfino All for love, nata dalla collaborazione con Rod Stewart e Sting.
Come accade da anni, Straight from the heart chiude lo show, e una versione acustica dell’apripista Room service mette definitivamente il lucchetto.

Tanta semplicità, molto valore ed altrettanta simpatia (Bryan raccoglie un pupazzo destinato a Keith, si rivolge al pubblico domandando con un sorriso e con l’atteggiamento di un boss: «Sono forse un postino? Non c’è più rispetto!»): una serata da ricordare con affetto.





Nelle foto: alcuni momenti del concerto di Genova

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