Guido Rossa: un giorno sul set - Magazine

Cinema Magazine Giovedì 15 settembre 2005

Guido Rossa: un giorno sul set

Magazine - Un camioncino bianco, una Fiat 850 Special rossa e una 500 posteggiate in fila indiana. Siamo in via Fracchia, a Oregina, e così si presenta il set del , che Giuseppe Ferrara sta girando in questi giorni a Genova.
La scena ricostruita questa sera - mercoledì 14 settembre - è significativa: Rossa viene raggiunto nella sua macchina da tre brigatisti, che lo freddano e fuggono. Sul set l’atmosfera è frizzante. Gli addetti ai lavori sono molti, e ognuno ha qualcosa da fare: il regista spiega la scena agli attori, i tecnici posizionano le luci, l’aiuto regista non molla un attimo il prezioso megafono e le comparse si riposano dopo un pomeriggio di lavoro: «non credevo sarebbe stato così stancante», mi racconta Alex, alla sua prima comparsata cinematografica, «ma sono soddisfatto: mi emoziona l’idea di apparire sul grande schermo… e poi dirò anche una battuta». Quale? «"Sì, signor commissario"». Beh, sempre meglio che niente.
Daniele Gatti, giovane attore di teatro fresco di diploma allo Stabile, è alle prese con il suo primo ruolo cinematografico importante: «per me è un grande onore lavorare con Ferrara», dice emozionato. Nel film è Lorenzo Carpi, uno dei brigatisti. «Sul set c'è un clima rilassato che mi mette a mio agio».

Ma la scena dell’uccisione non è facile da allestire: «saranno utilizzati degli effetti speciali», spiega , richiestissima scenografa genovese, «i colpi sparati verso la macchina saranno a salve. Un meccanismo azionato a distanza farà implodere il vetro in sincronia con lo sparo».
Intanto i collaboratori di Ferrara già pensano alla scena successiva, preoccupandosi di rispettare le testimonianze dei filmati d’epoca: il realismo innanzi tutto.

Sul set arriva anche , quasi irriconoscibile nei suoi capelli spettinati (posticci) e i suoi baffoni (veri). Nel film interpreta il brigatista Riccardo Dura: «non avevo mai interpretato un ruolo così "estremo"», mi spiega durante una pausa, «ma un attore deve mettersi alla prova continuamente. Per la scena dell’assassinio ho dovuto imparare a sparare: ci vuole tecnica per maneggiare pistole vere». Vestito in perfetto stile anni ’70, Gianmarco (detto Gimbo, e guai a chi lo chiama per cognome!) lamenta le ore che si impiegano al trucco, ma è serio quando esprime le proprie idee sulle Brigate rosse: «le tesi sulle Br sono mille. Ognuno ha le proprie convinzioni, di certo le Brigate rosse hanno fatto un clamoroso autogol nei confronti del consenso popolare, che forse non era stato valutato. Hanno seminato solo terrore: io avevo 13 anni, allora, e ricordo tutto».
Poi mi accompagna al di là della strada: in lontananza vedo una luce al neon accesa: «lì era il covo delle Br, a pochi metri dalla casa di Rossa… un caso fortuito che ha permesso agli assassini di scomparire senza nessuna difficoltà. Se uno sceneggiatore avesse usato un escamotage del genere in un film l’avrebbero accusato di poco realismo… ».

Tappi nelle orecchie per tutti e gli attori iniziano a sparare contro la Fiat rossa. Qualche minuto per cambiare il vetro rotto e la scena viene ripetuta. Nel frattempo anche Massimo Ghini, che nel film interpreta Guido Rossa, arriva sul set. Ti emoziona girare una scena così drammatica?, gli chiedo: «le scene d’azione sono sempre molto articolate, un po’ come quelle d’amore. Ma questo film mi sta regalando grandi emozioni. Ho un ricordo particolare delle scene che abbiamo girato all’interno dell’Italsider». Massimo non può dimenticare l’incontro con gli amici di Rossa: «un momento commovente che mi ha aiutato a capire molto di lui». L’attore si è documentato, ha fatto ricerche, «infine ho trovato un percorso personale: bisogna allontanarsi dal "personaggio", perchè stiamo parlando di una vicenda umana».

Anche Ghini ha vissuto gli anni delle Brigate Rosse: «sono sempre stato contro di loro, e mi fa male pensare che Rossa fu considerato da molti una spia. Grazie a questo film recuperiamo una figura molto amata a Genova ma poco conosciuta in Italia. Siamo un paese dalla memoria corta, e mi riempie d’orgoglio interpretare Guido Rossa: come Moro è stato l’eroe della borghesia, Rossa è quello dei lavoratori».
Poi gli attori tornano al lavoro. Tra gli abitanti di via Fracchia un papà si ferma a curiosare insieme alle due figlie: «sapete, Guido Rossa andava al lavoro alla stessa ora del nonno, e spesso si incontravano. Ora vi racconto la sua storia…».

Nella foto in alto: Massimo Ghini nei panni di Guido Rossa; in basso: Gianmarco Tognazzi è il brigatista Dura.
[Foto di Mina Vitiello]

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