Magazine Sabato 10 febbraio 2001

Resteremo orfani della Madeleine?

Probabilmente la poesia a Genova è destinata a morire. O, nel migliore dei casi, a rimanere reclusa nell’intimità delle stanzette dei tanti scrivani di versi che popolano, invisibili, la città.
Molti scelgono di rimanere nell’oscurità. Probabilmente è un pudore salutare. Altri, invece, cercano disperatamente di venire allo scoperto, di dichiarare apertamente il loro peccato di poesia: chi mendicando invano un editore, chi inseguendo la visibilità delle pubbliche letture.

Entrambi i tentativi, nella maggior parte dei casi, sono destinati ad andare fatalmente falliti. Chi aspira alla pubblicazione è il più delle volte costretto a ricorrere al rifugium peccatorum del libro a pagamento. Consuetudine abominevole, quest’ultima, che fa però proliferare piccole case editrici grazie alla brama di notorietà di giovani (e meno giovani) Leopardi incompresi.
Chi invece opta per il reading, si deve perlopiù accontentare di ribalte inconsuete e incongrue, in birrerie frequentate da un pubblico religiosamente votato all’alcool e agli affari suoi, non certo alla musa lirica.

È pieno di locali che concedono occasionalmente i loro spazi agli intraprendenti declamatori. Tutto sommato è una politica destinata a pagare, perché si sa che il poeta si porterà dietro una nutrita claque per non sentirsi solo. Si sa anche che gli amici berranno abbondantemente e finiranno la serata ubriachi per darsi un tono e vincere l’imbarazzo di assistere alla performance del succitato supposto poeta. Con buona pace dell’ars poetica.

Fino allo scorso anno c’era un solo luogo, a Genova, dove si potesse davvero sperare di tenere decentemente una lettura: il cafè teatro La Madeleine di vico della Maddalena. Sfruttando una tradizione ormai consolidata, una saletta apposita e un pubblico interessato, era stato possibile stabilire una programmazione poetica di dieci date, da febbraio ad aprile.
Luciano Neri, l’organizzatore della rassegna, parla con entusiasmo del successo riscosso, citando i tanti nomi illustri intervenuti (da Vitaniello Bonito a Fabrizio Lombardo, da Gabriele Frasca a Riccardo Held, da Elisa Biagini a Enrico Testa, per finire coi genovesi Marco Berisso e Paolo Gentiluomo), ai quali si aggiungono quelli di giovani emergenti, molti dei quali mai editi.
Quello che Luciano tiene a precisare è che il pubblico ha risposto con entusiasmo, sposando l’idea innovativa dell’aperitivo letterario. Gli incontri si svolgevano infatti alle 18 di ogni giovedì.
Considerate queste premesse è inspiegabile che l’iniziativa non venga riproposta anche quest’anno. Luciano sostiene si tratti di problemi di budget, ma Gianluca Pinna, il gestore del locale, rassicura “È vero, per ora non abbiamo niente in programma, per quel che riguarda la poesia, ma non è detto che dopo aprile non si faccia qualcosa”.

Ognuno si senta rassicurato secondo coscienza da questa dichiarazione. Di sicuro bisogna concedere il beneficio del dubbio e sperare in bene. Del resto alla Madeleine hanno sempre dimostrato grande attenzione per la realtà della scrittura. Lo scorso anno hanno messo a disposizione i locali per un corso di scrittura creativa tenuto settimanalmente da Laura Guglielmi e da Francesca Mazzucato. Il corso ha avuto tale successo che Pinna ha chiesto fosse replicato quest'anno, cosa che, al momento, non è ancora possibile per gli impegni delle curatrici. Questo dimostra, se non altro, la buona volontà a proseguire sulla strada della cultura.

Inoltre potremo consolarci col "Palco libero", l'iniziativa del martedì sera, dove, dal 20 febbraio, artisti di varia estrazione si confrontano col pubblico senza una programmazione precisa. Il vantaggio è che tutti possono cogliere il loro quarto d'ora di celebrità. Il rischio per chi ascolta, non essendoci una supervisione qualitativa, è che sia un quarto d'ora di sofferenza. Resta il fatto che per molti la Madeleine resterà, anche se a mezzo servizio, l'unico palcoscenico possibile.

Certo, pare che la poesia desti sempre minori interessi. C'è grande afflusso di curiosi in occasione del festival estivo, spinti dalla libido di vedere il personaggio famoso più che da una reale scelta culturale. Se ora anche il baluardo di vico della Maddalena dovesse consegnarsi al nemico (ma quale sarà poi il nemico della poesia?), allora vorrebbe dire che davvero ci stiamo avvicinando alla fine.
Una prece.
di Donald Datti

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