Concerti Magazine Mercoledì 14 settembre 2005

Il concerto dell'artista Mangoni

Magazine - L’hanno detto subito, appena saliti sul palco: «Una volta, quando eravamo giovani, il nome di richiamo sui cartelloni era il nostro: Elio e le storie tese. Ormai, lo sappiamo, siamo semplicemente il gruppo spalla dell’ . Perciò ci limiteremo a cercare di tappare i buchi tra le sue apparizioni... però con della buona musica».

«La band, oggigiorno, è composta da una varietà di musicisti europei, dal tastierista sedicenne Luigi Calimero di Aulla, che palesa una bizzarra somiglianza con lo storico Rocco Tanica, al chitarrista ungherese Cesareo Fitasgi (l’unico ad aver preso il nome della sua chitarra, una Fitasgi appunto, invece che averglielo dato), al batterista extracomunitario (perché svizzero) Christian Meyer, che «potrebbe diventare comunitario, ma per orgoglio rifiuta».
Il gruppo è naturalmente capitanato da un crucciato signore di mezza età, un tale Elio, che al termine di ogni brano si rivolge orgoglioso ai succitati musicisti indicandoli con una bacchetta e apostrofandoli «i miei ragazzi!».

Dicevamo dunque del concerto dell’artista Mangoni alla . Ebbene, nel corso delle due ore di spettacolo, l’acclamato performer assume svariate sembianze: da quelle di Elvis «poche ore prima della sua morte», a un signore che porta a spasso un cane di pezza (per poi sodomizzarlo nell’entusiasmo generale), da vittima del rock che combatte un appassionante incontro di wrestling con il dio del rock, a seducente lap dancer.
Ogni qual volta l’artista abbandona il palco, i musicisti di cui sopra ne approfittano per alcune salaci riflessioni sulla nostra società. «Perchè la nostra è un’operazione culturale. Vogliamo ribadire che non siamo dei pirla, anche se qualcuno lo pensa. E in questi ultimi sette anni di carriera lo dimostreremo». Ecco allora un brano contro la pena di morte, che fornisce tra l’altro preziosi suggerimenti di bon ton, tipo non parlare di fil di ferro in casa del garrotato / non parlare di Argentina in casa del desaparecidos.

Ma per questa band ormai sul viale del tramonto c’è anche spazio per un sussulto di orgoglio. Dapprima proprio nei confronti dell’artista Mangoni.
«In fondo noi abbiamo vinto: il Festival di Sanremo, anche se poi ci hanno fatto arrivare secondi, gli European Music Award, premio ritirato a Dublino in canottiera, e anche Gruppi in Erba ’83, un premio per il quale concorrevano quattro gruppi, e noi siamo arrivati primi a parimerito. Mentre lui non ha vinto un cazzo!».
Quindi nei confronti del cantante Ligabue, affossato con un semplice sondaggio popolare tra la platea.
«Alzino la mano quanti hanno sentito meglio che al concerto di Ligabue». Molti la alzano.
«Alzino la mano quanti hanno sentito uguale al concerto di Ligabue». La alzano molti meno.
«Alzino la mano quanti sono Ligabue». Anche qui non tantissimi.
Infine il colpo di scena. «Alzino la mano quanti sabato hanno rubato in casa di Ligabue». La alzano in venti, più o meno. «E poi la polizia dice che non li trova... non vogliono trovarli!», puntualizza il cantante.

E così questa serata di esibizioni dell’artista Mangoni se ne va via gioiosa e paffuta, tra sterili polemiche con il pubblico («voi non mi lasciate parlare e allora io me ne vado»), brani che definiremmo evergreen, come Il vitello dai piedi di balsa, John Holmes (in memoria dell’artista John Holmes) e la tanto agognata Tapparella (che chiude i bis al grido di Forza Panino!), ed escursioni più impreviste, come Alfieri, Giocatore mondiale o Caro 2000.
Terminato il concerto, pur essendo accorsi più che altro per l’artista Mangoni, inteneriti da questa band ormai in declino ritiriamo una copia del loro . Ci stuzzicherebbero anche altri prodotti, dalla t-shirt del Che-Mangoni, ai cd inediti del cantante Elio che interpreta favole accompagnato da un pianoforte. Ma la pecunia scarseggia e perciò passiamo oltre.
E, tanto per fare, vi facciamo una confidenza: non è che si sia sentito male come da Ligabue, ma l’audio faceva un po’ cagare anche qua.

In alto: Mangoni interpreta Elvis poche ore prima della morte. Sotto: Elio che schitarra e, sullo sfondo, Cesareo

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