Magazine Lunedì 12 settembre 2005

Perché leggere Lolita?

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Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-Li-Ta: la punta della lingue compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti

Il libro di Vladimir Nabokov comincia così e fino all’ultima riga il lettore ha la sgradevole sensazione di immergersi in un lago dalle acque torbide, dove non riesce a vedere quello che c’è sotto ma sente lo strisciare perverso di esseri viscidi tra le gambe e rabbrividisce.

Lolita venne pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1955 e tre anni dopo negli Stati Uniti. Nel 1962 Stanley Kubrick ne fece un film capolavoro.
Nabokov affronta situazioni ed emozioni che agli occhi del lettore possono risultare fastidiose. Eppure nell’intera opera non si trova un solo termine osceno, e si rimane sconcertati dall’assenza di trivialità considerato ciò a cui possiamo essere abituati. Ma questa assenza ha addirittura l’effetto contrario, riesce ad enfatizzare la morbosità del rapporto tra Humbert Humbert e la giovane ninfetta Dolores Haze.

Il protagonista è un uomo ripugnante ed abietto, lepego fino al midollo e tutto questo non contribuisce a renderlo simpatico. È un essere anormale e psicotico ma è dotato di una magica e lasciva tenerezza quando i suoi occhi si posano sull’oggetto dei suoi desideri, Lolita.

Il romanzo dovrebbe avere sul lettore serio un impatto etico in quanto dietro a questa analisi tormentata di un caso individuale si cela una lezione universale. La madre egoista, la bambina traviata e il maniaco ansimante non sono soltanto i personaggi di una storia unica nel suo genere: essi ci evidenziano tendenze pericolose e potenziali catastrofi.
L’intento del libro è anche quello di sensibilizzare tutti noi, genitori, assistenti sociali, educatori e figli, affinché ci applichiamo con ancora maggiore vigilanza e perspicacia al compito di allevare una generazione migliore in un mondo più sicuro.

Lara Nervi

di Daniele Miggino

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