L'Australia tra cinema e musica - Magazine

Cinema Magazine Sabato 10 settembre 2005

L'Australia tra cinema e musica

© www.diacenter.org/exhibs/moffatt/project/

Magazine - Con , la manifestazione che l’associazione ha dedicato per il quarto anno consecutivo all’arte australiana, Genova e Palazzo Ducale – insieme a mentelocale café e ai suoi drink – si sono trasformate ancora una volta in luogo di incontro per gli amanti di cinema e musica.
Venerdì 10 settembre, infatti, un grande schermo e un palco hanno permesso ai curiosi e agli appassionati di scoprire una cultura che da noi è poco conosciuta - quella aborigena – e di conoscere due artisti come , fotografa con il pallino del cinema, e del cantautore . Della Moffatt, australiana ma da anni residente a New York, sono stati presentati i lavori in ambito cinematografico. Di lei hanno parlato le critiche d’arte Alice Cantaluppi ed Emanuela De Cecco, coordinate da Lorenzo Perrona (organizzatore della serata insieme a Silvana Tuccio), nel corso della conferenza che ha aperto la manifestazione.

Così conosciamo Tracey Moffatt come amante dei libri e della tv, «convincente, reale, significativa per un’intera generazione» e lettrice accanita di Vanity Fair. Nella fotografia cura la composizione, i gesti, «per lei è importante l’interpretazione».
Ma è la condizione dei nativi australiani ad interessare maggiormente la Moffatt, e i suoi lavori sul grande schermo rivelano la preoccupazione per una minoranza di cui lei stessa, metà australiana e metà aborigena, fa parte. Sguardi Australiani ha proposto ieri un corto (Night Cries: A Rural Tragedy, del 1990) e un lungometraggio (Bedevil, 1993) firmati Tracey Moffatt. Il primo è un sogno, la rappresentazione onirica del dramma delle aborigene: «non si tratta di storie, ma di pezzi di storia», ha spiegato la Cantaluppi, «un dramma della socialità che è universale».

Bedevil è affascinante. La realtà aborigena è raccontata attraverso leggende, storie di fantasmi e sofferenza. Il rapporto con gli australiani che costruiscono case là dove c’era solo una palude. L'artista non cade mai nello stereotipo. Una particolarità: raramente la Moffatt gira in esterno. Preferisce ricostruire gli ambienti – le strade e la stessa palude – in un teatro di posa. Il cielo (finto ma di grande effetto) e i suoi colori illuminano la scena. In questo senso la Moffatt non abbandona nel cinema la fotografia e il senso dell’estetica.
La serata si è conclusa in musica, con il concerto di Hugo Race e Marta Collica, ovvero i Sepiatone. Un rock "soft", notturno, d’atmosfera. Race, australiano innamorato dell’Italia, ha presentato il suo progetto Dark Summer (titolo dell’ultimo album dei Sepiatone) con un live set semiacustico.

Nella foto Tracey Moffatt

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