Umanizziamo le tecnologie - Magazine

Mostre Magazine Lunedì 5 settembre 2005

Umanizziamo le tecnologie

Magazine - Passo orizzontale dei Giovi. Molti dei genovesi radicati nel centro città non avranno nemmeno mai sentito nominare questa fermata del treno. Eppure il paese formato da poche case, una latteria, una macelleria e, appunto, una stazione ferroviaria dista ben poco dalla più nota Pontedecimo.
Da tre anni L’ ha scelto la struttura più nuova e moderna di quella zona – che fa parte del comune di Mignanego – per stabilirvi la propria sede. Fondato da , con il supporto di Orazio Brignola e del Comune di Mignanego, il centro studi si dedica al progetto colore, alla soluzione, cioè, delle problematiche di impatto visivo ambientale: «ci occupiamo della città utilizzando il color design», spiega Bertagna, direttore dell’Osservatorio; «si tratta di una disciplina rivolta agli esterni». Non gli edifici storici, ma la città moderna: «le periferie, i palazzi edificati negli anni '60 e '70».

Alcuni esempi? L’edificio a rigoni di piazza Cavour, «che non era il caso di ripristinare così com’era in passato: noi non siamo artisti, non abbelliamo, ma diamo nuova personalità». Non ci sono solo palazzi tra i lavori di questo gruppo di giovani designer: «la cabina dell’Enel è solo un esempio di elemento tecnologico che viene costruito "perché serve"», spiega ancora Bertagna, «ma per noi deve essere anche gradevole a vedersi!».
Molti di voi avranno notato che il camino depuratore che troneggia accanto al nuovo del Porto Antico da qualche tempo ha cambiato aspetto: da quella colonna grigia che era ha assunto oggi i colori della città (nella foto in alto): «un progetto pensato soprattutto per chi viene a Genova come visitatore, che riconoscerà nei colori della colonna quelli dello sfondo». Il cielo, le case – gialle e marrone chiaro – e la sopraelevata. E guardando il risultato dalla passeggiata che porta al museo l’effetto è assicurato.

Ma l’Osservatorio è anche luogo di insegnamento. Giulio Bertagna è infatti docente presso la Facoltà del design di Milano, e trasmette anche ai tirocinanti di sette Facoltà di Architettura di varie città italiane come pure ad architetti già affermati i segreti del design proprio all’interno dell’Osservatorio, con stage e corsi.
«Oggi la figura professionale del color designer è ancora poco diffusa: la nostra "missione" è quella di creare nuove possibilità di lavoro per i giovani». Ma “lavorare con i colori” non è certo una passeggiata: è necessario saperne di fisica e di psicobiologia. Per capirlo basta fare un giro nell’Osservatorio: quattro piccole stanze mono tinta insegnano che ogni colore ha tonalità diverse che bisogna imparare a distinguere (si parla dunque di policromia). Attraverso un test della personalità imparo che ognuno ha una reazione diversa ai colori, e tante sono le risposte psicologiche possibili: le pupille si dilatano, il cuore batte più forte, oppure ci si rilassa. «Per questo un designer deve conoscere il target di chi occuperà gli ambienti che si vanno a rinnovare: dai malati di un ospedale fino agli studenti di una scuola». Per ognuno il colore più adeguato. D’altra parte il designer è sì un artista, ma pensa anche all’uomo», conclude Bertagna che, con il suo team, si dedica oggi al cantiere della scuola materna di Chiavari (in basso, come apparirà alla chiusura del cantiere).

Adesso i progetti sono molti e coinvolgono tutta la città e dintorni: «mi piacerebbe occuparmi delle “Lavatrici” di Pegli, della diga di Begato e di piazzale Adriatico, vicino alla Volpara». E il centro storico? «Eliminando il degrado architettonico congenito di certe zone si può eliminare anche quello sociale. Ma i carruggi devono mantenere quel sapore antico e multietnico che da sempre li contraddistingue».

Nella foto in alto: lo sfiatatoio come appare oggi; in basso, il progetto della scuola materna di Chiavari

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