Concerti Magazine Venerdì 26 agosto 2005

The Great Complotto

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Il nome sembra quasi richiamare una setta segreta massonica, dagli oscuri fini. . Quando mi è arrivato il loro disco tra le mani, ho pensato subito a loschi figuri, incappucciati, che proponevano musica oscura e arcana. Per fortuna mi sbagliavo. In parte.
Il gruppo è formato da quattro ragazzi, Daco, Marco, Cillo e Pier, e la musica che offrono nel loro demo primo passo (del 2002) è particolare: rock progressive strumentale. Come tutti i gruppi che decidono di compiere il grande passo e rinunciare ad un cantante, anche i Great Complotto rischiano di cadere nel calderone dell’oblio e della dimenticanza dopo poche canzoni. Ma bisogna dare fiducia alle loro composizioni e ascoltarle attentamente, per accorgersi dopo poco che quella carenza vocale, dopotutto, non ci infastidisce più di tanto. O perlomeno, non infastidisce me. Mi lascio così cullare da canzoni come legami notturni o la sognante cruciverba, che in quest’epoca di sudoku imperante mi fa quasi sorridere. Belle le linee melodiche di chitarra che canta e tesse la grande tela della voce solista, semplici i giri di basso, ma affascinanti nella loro linearità. Studiati attentamente i suoni di batteria, mai oppressiva come in tutti i dischi degli anni novanta.

Non so se ci avete mai fatto caso, ma gli album una volta non erano fatti di soli suoni confusi e mura di chitarre altissime, ma anche di pause e di silenzi che si integravano con le armonie, si alternavano, si mescolavano fino a generare un insieme affascinante e allo stesso tempo rilassante.
Adesso siamo abituati a dischi che ci rintronano, ci assalgono, non ci lasciano quasi il tempo e lo spazio di respirare. Questi quattro ragazzi sembrano invece aver trovato un ponte diretto con qualche decennio fa, perché le loro canzoni richiamano direttamente i suoni degli anni settanta. Quel rock progressive che era suonato da tanti gruppi italiani che sentiamo ancora oggi, e sono riassunti in . Ma non fatemi divagare.
Ritorno all’ennesimo ascolto del disco e scopro ancora con piacere la dolce voce femminile che accompagna il brano dedicata. Accompagna gli strumenti, li prende per mano, e quando si interrompe ecco subito quella chitarra lasciva che prende il suo posto e prosegue la melodia. Finita la parentesi vocale, si ricomincia con la successiva boot sector, quasi un preludio per la successiva il secondo. Ancora un accurato sfoggio di tecnica e precisione strumentale.

Ho detto che la mia prima impressione, sentendo il nome Great Complotto, era stata quella di avere a che fare con una setta segreta, una setta che propone musica oscura. Ahimè, devo arrendermi all’evidenza che, purtroppo, è vero. È vero, perché la musica strumentale difficilmente sarà mai ascoltata ed apprezzata da tutti, dal grande pubblico, difficilmente riuscirà ad affascinare quella fascia di gente che vuole la melodia da ricordare immediatamente, da canticchiare sotto la doccia, da storpiare con l’amico al bar.
Ma in fondo è un bene che esistano ancora gruppi come i Complotto. Loro, con il loro amore per la musica, per le passioni che riescono a trasmettere in brani quali water, dall’inizio epico e cadenzato, che sfocia poi in note soffuse e delicate. Loro, dicevo, sono musicisti da prendere a modello. Hanno un personale discorso musicale da presentare, e continuano a percorrere il loro cammino. Imperterriti. La verità è in fondo al cammino. E per adesso sono solo a metà strada. Perché non provate ad accompagnarli? Non ne resterete delusi. Date una chance a quella strana musica senza parole. Dategli una possibilità. Solo una. Non avete che da guadagnarci.

THE GREAT COMPLOTTO – primo passo (2002)

Tracklist
01 - primi passi
02 - the iron cow
03 - legami notturni
04 - i-80
05 - cruciverba
06 - goofer
07 - dai ragazzi, cantiamo!
08 - dedicata
09 - boot sector
10 - il secondo
11 - water
12 - white crane
13 - the iron cauliflower



Nella foto l'immagine di un live dei The Great Complotto

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