Magazine Venerdì 9 febbraio 2001

Un racconto iniziato per gioco....

Magazine - Umberto Costa, shipbroker. Marito di Carla Costa, proprietaria, sino a non molto tempo fa, di una delle case editrici genovesi più rinomate, la Costa&Nolan.
Dopo mille e mille giornate di lavoro nel mondo del brokeraggio marittimo, spazio alla fantasia con un piccolo esperimento, un gioco:
Genova, un breve giallo.

Sono le 17.35 di un limpido pomeriggio di Gennaio, uno di quei pomeriggi spazzati dalla tramontana che fanno sembrare Genova scolpita nel quarzo, quando una coppia di studenti, almeno tali potrebbero sembrare, si presentano al botteghino del Tesoro di San Lorenzo, lei sui 22 anni, nascosta sotto una specie di poncho che sembra esagerato per il clima non rigido, lui forse uno o due anni in più, in abbigliamento molto casual.

“Che peccato! è appena iniziato l’ultimo giro guidato della giornata” commenta l’addetto, alla loro richiesta di due ingressi, “ma, se volete raggiungere il gruppo, sono certo che la guida, alla fine del giro, ripeterà per voi la parte iniziale.”

Il Tesoro è stato risistemato sotto il cortile della cattedrale in uno spazio magico scavato nella roccia. Dalla mistica penombra risalta subito, nella lucente vetrina di cristallo, il Sacro Catino di Gesù.

Il drappello dei visitatori è già nella sala successiva, dove la guida, una signorina in grigio scuro dalla pronuncia un po’ ricercata, certamente non genovese, sta illustrando i capelli della vergine, una cascata di fiori d’oro di contorno ad un prezioso reliquario.

Alla vista dei nuovi arrivati ella si interrompe e li prega di unirsi al gruppetto, offrendosi di illustrare successivamente per i due la parte già vista dagli altri.

Dopo una ventina di minuti il giro termina e la guida si rivolge ai due ritardatari invitandoli ad attenderla qualche minuto per consentirle di accompagnare fuori gli altri.

Appena il gruppetto è scomparso nel cunicolo di uscita, lui sussurra a lei “la ventosa”...e la ragazza estrae da sotto il poncho un attrezzo di gomma su un manico di legno, del tipo usato per sturare i lavandini. Il giovanotto si porta nel vano del catino, aggira la teca di cristallo, e preme la ventosa nella parte bassa del lato opposto all’ingresso. Con la punta di diamante disegna un’ellissi attorno all’attrezzo, esercita una pressione sullo stesso ed un ovale si stacca dalla superficie, aprendo un passaggio attraverso il quale viene fatto uscire il piatto color smeraldo che finisce in un contenitore semirigido di velluto, agganciato al collo della ragazza, ben celato dal poncho. Con rapidità pone nella teca una rozza imitazione in ceramica del catino, mentre il frammento di cristallo viene nascosto in un anfratto della stanza accanto.

Sono passati solo 27 secondi da quando la guida ha lasciato i ragazzi e ne passano altri 70 prima che essa ricompaia per trovarli assorti a scrutare le gemme dell’arca del Barbarossa.

Prima che essa li inviti a riportarsi all’inizio del percorso, i due la ringraziano, dicendo di aver poco tempo a disposizione e di aver visto abbastanza. Le illustrazioni dell’opuscolo, che sbandierano, saranno più che sufficienti per i loro approfondimenti.

E’ quasi l’ora di chiusura, e mentre i due ultimi visitatori si allontanano frettolosamente senza degnare di uno sguardo il resto del Duomo, guida e cassiere controllano il magro incasso della giornata, chiudono con scrupolo le porte di accesso e spengono le luci.
Umberto Costa

...Suspance...Ma ecco la seconda parte: Leggi l'articolo

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di Annamaria Tagliafico

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