Un'italiana in Scandinavia - Magazine

Viaggi Magazine Venerdì 19 agosto 2005

Un'italiana in Scandinavia

Magazine - Quando si pensa alle vacanze estive e si pregustano le splendide due settimane lontano dall’ufficio e dalla torrida città, si pensa in genere alla spiaggia, al sole caldo e all’abbronzatura. I saluti in cartolina dei miei amici provenivano quest’anno dalla Grecia, dalla Croazia e dall’immancabile Sardegna.
Io, invece, per le mie vacanze ho scelto una meta decisamente “alternativa”: la Scandinavia. Questo per tre motivi. Uno perché il caldo e l’afa genovesi mi hanno fatto più volte desiderare una repentina fuga in paesi più “freschi”. Due perché non mi ero mai spinta alla conquista del nord Europa. E tre perché l’idea della gita non organizzata da sempre mi affascina.
E così, domenica 7 agosto io e Laura Calevo, riformata , siamo partite alla volta di Pisa. Lì ci attendeva il favoloso . Con l’arrivo a Lubecca - splendida cittadina al nord della Germania – abbiamo subito compreso con che razza di clima avremmo avuto a che fare per un’intera settimana: in Germania faceva freddo, molto freddo. E le nostre felpe sembravano non bastare nemmeno all’ora di pranzo. «Niente paura: a Copenhagen andrà meglio...», ci ripetevano in attesa del treno che ci avrebbe portate nella capitale danese.
Dopo quattro ore eravamo nel cuore della capitale danese e della nostra vacanza.

Copenhagen non è grande come appare: tutte le sue principali attrattive sono raggiungibili a piedi o in bicicletta, mezzo utilizzato dalla maggior parte dei suoi abitanti ogni giorno. Trovato l’ostello che ci avrebbe ospitate per la notte io e Laura non abbiamo perso tempo, comiciando a girovagare per le stradine della città.
Il centro storico è tutto per i turisti e negozi e ristoranti certo non mancano. Scegliere cosa mangiare, però, non è stato facile: i danesi (e in parte anche gli svedesi, come avremmo scoperto in seguito) non si rendono conto che la loro lingua – il danese, appunto: assolutamente incomprensibile – non è roba da turisti, e in pochi traducono in inglese la descrizione dei loro “piatti tipici”: e così mi sono ritrovata a gustare un’insalatona condita con carne fredda e noccioline… per fortuna ho rimediato con il dolce: torta al cioccolato “come quella che stanno mangiando nell’altro tavolo”.

E tra la National Gallery, notevole soprattutto per la sua struttura fatta di grandi vetrate e vista sul bel parco di Rosemborg, e un interessantissimo museo dedicato al design, il luogo che di Copenhagen mi rimarrà maggiormente impresso è : una comunità hippie, un centro sociale che è un vero e proprio quartiere all’interno della città.
Nei pressi di Christian Havn, Christiania è diventato un luogo da turisti ma non ha perso il suo fascino. E nemmeno il suo essere una comunità: niente macchine fotografiche dentro, e all’ingresso una scritta: “qui si entra nella comunità europea”.
Imperdibile, naturalmente, la Sirenetta, simbolo della città. Delusi alcuni turisti italiani, che commentano: “ma è solo un statuetta su uno scoglio…”. Chissà che si aspettavano, poi.

E ora un consiglio per chi, da Copenhagen, vuole spostarsi a Stoccolma: il treno costa più di 100 Euro. Conviene dunque prenotare un aereo che vi porti in poco tempo fino alla capitale svedese. Noi, invece, ignare dei prezzi shock dei mezzi di trasporto scandinavi, abbiamo optato per le cinque ore di treno. Ad attenderci una pioggia torrenziale e un ostello al completo.
Per fortuna gli ostelli in città sono molti e confortevoli. Ne abbiamo trovato uno libero nel quartiere di Ostermalm (qui è nato Ingmar Bergman, me nessuno in città sembra dar troppo peso alla cosa... ), a poche fermate di metrò dal centro cittadino: una scuola nuova di zecca che diventa ostello durante la stagione estiva.
I 20 gradi di temperatura ci hanno permesso di girare la città in lungo e in largo: il centro storico, il porticciolo, la city. E il museo all’aperto di Skansen, dove è possibile visitare le antiche case svedesi, trasportate nel parco per la gioia dei turisti. L’attrazione principale? Gli orsi e le alci.

Ma la fauna locale che più ci ha colpito è decisamente un’altra… e qui mi rivolgo alle amiche lettrici. Nell’immaginario comune gli uomini svedesi sono biondissimi e un po’ emaciati. Privi di grande attrattiva rispetto alle famose vichingone che tanto attraggono gli italiani amanti del capello platinato. Ebbene, sarà il caso di sfatare questo luogo comune: davvero notevoli questi ragazzi svedesi, non c’è che dire.

Nella foto in alto la Sirenetta, simbolo di Copenhagen. In basso il porticciolo di Stoccolma.

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