Magazine Venerdì 19 agosto 2005

Diario di un pornografo

Magazine - «E così eccomi in redazione: è tutto molto carino, pavimenti in parquet tirati a lucido, pannelli di faggio alle pareti, un enorme divano di pelle nera per aspettare comodi e un paio di piante di plastica piuttosto realistiche, per dare un tocco di classe. Avevano fatto un ottimo lavoro con gli interni, bisognava ammetterlo, ma mi restava un dubbio che non riuscivo a risolvere.
Dov’erano le tette?».
Ecco a voi Danny King, ex-rapinatore di negozi, ex-topo di appartamenti, ex-redattore di una rivista pornografica (cosa che continua a fare da free-lance). E attuale golden boy della narrativa britannica, ribattezzato il Nick Hornby della mala (soprannome che gli calza a pennello).

Nato in Inghilterra nel 1969, King inizia ancora adolescente a lavorare come manovale nei cantieri edili. Poi mette su con degli amici una piccola banda e comincia a svaligiare negozi e appartamenti. Entra ed esce da carceri e riformatori fino alla soglia dei ventuno anni, quando conosce e si innamora di una giovane insegnante. È la svolta. Danny mette la testa a posto, segue un corso di giornalismo e trova lavoro come redattore di una rivista di modellismo. Quindi passa ad una rivista porno. Infine scopre di saper scrivere.
Diario di un pornografo è il più recente dei suoi quattro romanzi, tutti (più o meno) ispirati alle sue esperienze, ed anche l’unico per ora edito in Italia. Segue Diario di uno scassinatore, Diario di un rapinatore e Diario di un killer.
Parlare di “romanzo” potrebbe sembrare in realtà persino eccessivo. King mette insieme le storie della sua vita con disarmante sincerità e senso dell’umorismo, ma anche con scarso senso della struttura. Ne viene un guazzabuglio di intrecci a sfondo eroticomico tanto irresistibile quanto caotico. E tuttavia la lettura, una volta iniziata, è irrinunciabile.

Se avete mai preso in mano una rivista soft-core (e già mi immagino stormi di maschi che fanno gli gnorri) saprete che spesso le foto delle ragazze nude sono accompagnate da didascalie virgolettate, in cui le giovinette palesano i propri gusti sessuali con una certa spudoratezza. Poi ci sono le lettere dei lettori e qualche racconto spinto.
Tutta roba vera?
«Lavoravo a Gioielli da due mesi e fino a quel momento non avevo fatto altro che inventare lettere, scrivere storielle spinte e riempire i fumetti delle ragazze. Potrebbe sembrarvi divertente, scrivere oscenità per lavoro, ma non lo è. Può esserlo per un pomeriggio, ma per otto ore al giorno e per cinque giorni alla settimana era logorante. Non che lo trovassi difficile, al contrario. Ma era talmente noioso che ti veniva da piangere».

Un’altra cosa che verrebbe da pensare è che un redattore di una rivista pornografica abbia a disposizione tutta la gnocca del mondo.
«Sono tre mesi che non rimedio una fica e i miei amici al bar pensano che mi basti schioccare le dita per trombare, e si rifiutano di crederci, quando dico loro che non è così. Pensano che faccia il modesto, che sia discreto. Figurati! Quando mi faccio una scopata con i fiocchi lo dico a cani e porci, ve l’assicuro. Il fatto è che lavoro nel porno, ma vivo nella realtà. E lo stesso vale per le ragazze. Ai lettori piacerà anche pensare che siano delle zoccole affamate di sesso, senza dignità e senza morale. E un po’ lo devono essere, altrimenti non si spoglierebbero con tanta facilità davanti alla macchina fotografica. Ma restano comunque soltanto persone. E le persone non dicono le porcherie che facciamo dire nei nostri servizi. Nemmeno i maschi, figurati».

All’inizio avevo pensato che Diario di un pornografo fosse un romanzo adatto soprattutto ai maschietti, poi ho cambiato idea. Per loro sarà senz’altro un godimento rincorrere le vicende di Godfrey Bishop tra servizi fotografici a luci rosse, colleghe stronze e sbronze colossali (e persino un’insperata poliziotta ninfomane): la sua onestà, il suo disincanto e il suo sense of humor li pacificheranno nei confronti delle proprie torbide fantasie sessuali (non esistono maschi che non ne abbiano, nota per lettrici).
Ma il libro di Danny King è anche una guida all’universo della sessualità maschile che potrebbe costituire ilare curiosità per donne di larghe vedute, e persino arma preziosa per mettere nel sacco noi inutili maschi più di quanto (molto, molto, molto) già le suddette non facciano.




Nella foto la copertina del libro di Danny King edito da Kowalski

di Giorgio Viaro

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