Weekend Magazine Venerdì 12 agosto 2005

Genova, quella vera

Magazine - Una guida con un’anima, l’anima di Riccardo Navone. È da poco in edicola Genova, città antica (Fratelli Frilli editori, 15,50 Eu), la prima “guida vera” della nostra città, scritta da un genovese-genovese, con un apparato informativo da far impallidire il perfezionismo delle guide di stampo anglosassone.

Riccardo Navone, se non lo conoscete, è quel signore con i baffi sale e pepe che potete incontrare in via San Luca, dove fa il libraio da Assolibro. Parlateci, sa molte cose ed è simpatico. Sono sue le cartine perfette e gratuite che impediscono ai turisti di perdersi nei caruggi. Sono suoi anche i mosaici di foto formato poster con le madonnette, i forza genoa/forza doria, le falcimartello.

Una volta avuto il libro in mano, obbligatorio leggere la presentazione, perché vi fa capire il taglio: avverte che i “gamberoni rossi” di Paolo Conte sono solo una licenza poetica; che il centro storico è sì sporco e disordinato, ma straordinariamente ricco di sorprese; di non far la fine del turista-massa, “intruppato nelle visite guidate militarizzate”. Filosofia di fondo è “meglio buono che troppo".
Sono un manifesto anche le avvertenze sui ristoranti: “non appartengo al mondo della promozione turistica e non me ne dolgo. Quello che penso lo dico in tutta libertà e, se non dico niente, è perché il silenzio è più eloquente di tante parole”.
Se poi, come me, amate leggere i ringraziamenti nei booklet dei ciddì, non perdetevi quelli di Riccardo, è una ragnatela di amicizie, che fotografa l’uomo: dai librai di piazza Banchi, al professor Poleggi, dall’Ufficio Musei a . C’è anche Gaetano Bresci (amicizia virtuale, direi). E il libro è dedicato a .

«È stato un esperimento», mi spiega Riccardo. «Lavorando in libreria vedevo le guide su Genova in vendita: mi sembrano tutte scritte più per se stessi, che pensando di rivolgersi ad un pubblico preciso». Scartabella un po’ nello scaffale viaggi, mi mostra una Rough Guide, il modello: «secondo me sono le migliori. Al limite anche la Lonely Planet o la Routard. Ma non ci sono sulla Liguria».
Genova, città antica si apre con qualche pagina di storia: se mille anni sono condensati in tre facciate, il Novecento se ne prende altrettante. D’altronde per capire questa città bisogna ricordare l’industrializzazione, la speculazione edilizia, la crisi del porto ed i grandi eventi, dalle Colombiadi al 2004.
Seguono i consigli praticissimi per muoversi (“fate attenzione da che parte timbrate i biglietti AMT”) districandosi fra numeri civici rossi e neri. Bella corposa è la sezione sul web (dove non manca mentelocale.it) e fate attenzione al paragrafetto Internet gratis (non “point”: “gratis”). Imperdibili le dritte su dove fare il bagno e molto intelligente la Bibliografia essenziale (cui fa eco alla fine Ciak si gira, elenco dei film girati in città: fra gli attori citati non manca Moana).
La guida è organizzata per aree, in fondo alle quali si trovano gli indirizzi per mangiare e dormire, divisi per prezzo. Le sorprese non mancano. Ad esempio la finta Casa di Colombo è liquidata in due righe, mentre un paragrafetto intero è dedicato al Grattacielo di piazza Dante; ci sono anche aneddoti curiosi, come quando il convento di Santa Maria di Castello si trasformò in un postribolo.
In via Balbi guardate pure i palazzi barocchi, ma non perdetevi neanche le scritte spray del ’68, rimaste intatte dentro l’Università ed ormai assurte a cimelio storico di un’epoca.

Alcuni box approfondiscono particolari angolature: i blue jeans, il fantomatico Graal, Strozzi, Magnasco, la sopraelevata.
Veramente esaustivo (anche per gli stessi genovesi) il paragrafo dedicato alle escursioni: dove affittare mountain bike, cavalli, barche, dove praticare naturismo e torrentismo, le grotte da visitare, gli spot per il surf. Insomma, tutto.
Da leggere anche la sezione dedicata alla gastronomia, che nasconde epitaffi come “la torta pasqualina è arte pura”. E attenzione, assieme al libro c’è anche una cartina accuratissima, e dentro ce n’è un’altra che indica tutte le edicole votive. Solo per i foresti, infine, il mini-dizionario genovese-italiano.

«Il concetto base», mi spiega, «è stato presentare la città per aree omogenee, non secondo percorsi obbligati. D’altronde, nel centro storico le differenze fra i vari quartieri, vedi Prè o le Vigne, sono molto marcate». Il centro storico è il grande protagonista della guida.
Si capisce che Riccardo lo ama alla follia, nel testo si sprecano i j’accuse alla speculazione o a certe ristrutturazioni che cancellano un tessuto sociale magari sgarrupato, ma ancora vivo e solidale.
Abbondano anche le frecciate: fra tutte quella alla movida del venerdì sera, bollata come “bolgia di birrette e spinelli”: «macché movida», si scalda, «a Barcellona ci sono gallerie d’arte aperte la sera, spettacoli di strada. Qui è il nulla culturale, una sorta di rave autorizzato». Un paio di strali se li prende anche il Porto Antico, “divertimentificio in riva al mare”.
Ma non pensate che si tratti del solito mugugno ligure: è una filosofia di vita, quella di Riccardo, con solide basi e assoluta proprietà di linguaggio. Con Genova citta antica si scopre la città segreta, i ristoranti da provare o gli alberghi da consigliare, ma anche si ride e ci si incazza.


Nelle foto: in alto la copertina del libro, in basso Riccardo Navone

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