Concerti Magazine Venerdì 12 agosto 2005

Arrivano i Sikitikis

Casasonica è un’etichetta nuova di zecca, creata dai SubsOnicA dopo la dipartita dalla Mescal. Il primo disco prodotto è veramente molto appetitoso. Si tratta di Fuga dal deserto del Tiki, opera prima dei cagliaritani .
Spero che in molti abbiate avuto la fortuna di vederli in uno dei loro fantastici live (in zona le occasioni sono state un paio, in apertura del concerto di maggio dei SubsOnicA al Mazda Palace e durante il ). Se così non fosse, rimediate al più presto, e nel frattempo gustatevi uno degli album più sorprendenti che siano capitati nel mio lettore da una manciata di mesi a questa parte: probabilmente anche voi non riuscirete più a tirarlo fuori.
Ok, ok, provo a fare la giornalista obbiettiva e pure un po’ cattivella, e tento di tirare fuori dei difetti da questo disco.

Una pecca è la brevità, poco più di 45 minuti per 12 pezzi, di cui un intro, uno strumentale e ben tre cover. Ma qui c’è da spezzare un po’ di lance: la prima cover è una potentissima versione di Milano odia: la polizia non può sparare di Ennio Morricone, brano portante della colonna sonora dell’omonimo film del 1974.
La seconda, a quanto pare prossimo singolo, è L’importante è finire di Mina: scelta alquanto particolare, in quanto brano prettamente femminile (anche se fu scritto da Malgioglio), ma che sottolinea nuovamente il legame della band con alcune sonorità anni ’70, debitamente rivedute e corrette.
La terza è a dir poco sorprendente: Metti un Tigre nel doppio brodo di Franco Godi e Herbert Pagani, dalla colonna sonora del lungometraggio animato di Buzzati VIP mio fratello superuomo. Viene quindi ribadita l’influenza del cinema nella produzione del gruppo sardo, attraverso questa geniale (e attualissima) denuncia al mondo pubblicitario lobotomizzato e lobotomizzante.

Il resto dell’album si snoda tra vintage e moderno, tra crossover e surf, tra energia e tecnica, tra acustico ed elettrico, in una sapiente, equilibrata e coinvolgente miscela. A partire dal primo singolo Non avrei mai (accompagnato dal tanto coreografico quanto orrorifico video del "nostro" Lorenzo Vignolo) o dalla martellante R’n’r contest (provate a stare fermi mentre la ascoltate...), per arrivare alla poliziottesca Ricognizione. E non parliamo di Umore nero, il pezzo migliore dell’album.

L’ultima, doverosa nota tecnica. Nonostante le apparenze non sono state suonate chitarre: quel che vi può trarre in inganno è solo il basso distorto del buon Jimi. Geniale, direi.
A questo punto non resta che fonderci le orecchie con Fuga dal deserto del Tiki, capitare a qualche loro concerto e attendere buone nuove dalla premiata ditta Spedicati-Diana (firmatari di tutti i brani originali).

Sonja Amoretti

Nella foto un particolare della copertina del disco

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