È di scena Paola Bigatto - Magazine

Teatro Magazine Martedì 9 agosto 2005

È di scena Paola Bigatto

Magazine - Da attrice a regista. È questo, in estrema sintesi, il percorso di Paola Bigatto: ligure (nata a Savona), professionalmente impegnata per lo più fuori dalla sua città e oggi, che vorrebbe tornare, vive una certa resistenza al suo inserimento. «Insieme a Mariangela Melato, sono forse quella che ha fatto più spettacoli con Luca Ronconi» mi racconta, si è formata alla Civica Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano, tutte carte d'eccellenza ma, paradossalmente, vizio d’origine che ne fa una foresta in terra madre. Ma non c’è astio nelle parole di Paola, non c’è superbia, né sfiducia. Una serena sicurezza la muove e una grande passione. Guarda al suo rientro con un certo entusiasmo, «io sono iperpropositiva», nonostante i molti “no” e i tanti silenzi dei suoi interlocutori, e con la «forza dei miei quarantanni», dice, non si lascia scalfire, va avanti.

Sabato 20 agosto, è la prima occasione - per chi si fosse perso il suo spettacolo Le morbinose al - di vedere un suo lavoro : Paolina e le altre… i più famosi ritratti di finalmente parlano, ore 17.30 nel cortile del palazzo. Una lettura-spettacolo, con musica dal vivo, in cui Paola e Roberta Alloisio, accompagnate da Franco Minelli (chitarre) e Edmondo Romano (fiati), danno voce alle signore Brignole-Sale - e non solo a loro - di cui si possono apprezzare i ritratti all’interno di Palazzo Rosso. «È come se fosse un’audio-guida ai ritratti, una visita virtuale però, perché per motivi di sicurezza, non possiamo aggirarci per le sale». Paola e Roberta hanno fatto un giro nel museo e si sono annotate, tra i ritratti femminili, i quadri che avessero riferimenti letterari o canori, quindi hanno sviluppato un percorso che giustappone personaggio a rielaborazione letteraria o musicale, come è il caso della Cleopatra morente, raccontata da Puskin. Accanto a questo lavoro, Roberta ha recuperato tutta una letteratura del pettegolezzo dei salotti buoni genovesi dell’epoca, in cui le signore e signorine Brignole-Sale, tra le quali spiccavano alcune bellezze, venivano corteggiate da Van Dick e da J.W. Goethe. Una parte più divertita, dal valore storico, perché testimonianza della vivacità dei salotti mondani locali di respiro europeo. In questo lavoro, come già ne Le morbinose, Paola punta molto all’incastro tra parola parlata e parola cantata, una combinazione «che necessita di molta cura».

Ma perché lasciare una brillante carriera d’attrice al fianco di registi come Mauro Avogadro, François Kahn, Cesare Lievi, o accanto ad attori come Franco Branciaroli e al centro di molte produzioni di teatri stabili (tra cui quello di Torino, il Centro Teatrale Bresciano, CRT, Teatro di Roma), per non parlare dei suoi ruoli alla TV, nella trasmissione Gnu su RAITRE e alla radio? «Credo che si tratti di un’esigenza della mia generazione, di attori come me scritturati da grandi compagnie, che un giorno si accorgono che il loro contributo è sempre molto gregario, un ruolo che porta alla passività artistica. Ecco il punto. Non amo questa idea della delega artistica, mi piacerebbe che i gruppi esplodessero e continuassero a muoversi, intrecciando i loro lavori». Perciò, Paola ha lasciato Ronconi e Branciaroli e si è messa a lavorare in "proprio", ideando nuove proposte artistiche: fa parte del gruppo di lavoro sulla scrittura drammaturgica diretto da Renata Molinari e, nel 2004, ha fondato l’associazione culturale La via del cinque, insieme a Roberta Alloisio, Andrea Morini (scenografo e artista nelle arti visive) e Claudio De Mattei (musicista, bassista di Gaber per 18 anni). «Mi piacerebbe che un gruppo avesse tante teste, l’assenza di respondabilità artistica è mortale. Da noi tutti fanno tutto, è un lavoro di collaborazione molto fitto».

Lavorare nei musei per Paola non è cosa nuova. L’8 marzo scorso ha presentato un esilarante lavoro al di Nervi, tratto dai Manuali di consigli alle spese, scritto con grande cura e attenzione alla lingua e trasformatosi nel galateo di Donna Letizia, che Paola ha integrato con un taglia e cuci di notizie di bon ton e igiene personale, dal ‘700 agli anni ’50. E a febbraio 2006 è in preparazione un progetto al , sugli esploratori e naturalisti che hanno dato origine alla raccolta, attraverso lettere e materiali storici. Studiare e rielaborare testi datati o d'epoca, più o meno conosciuti, è per Paola quasi un’esigenza, una tensione verso la lingua bella, e lunghe sono le ore che spende, incurante del sole, nella Biblioteca Berio. Al Suq di quest’anno, per esempio, ha presentato il suo progetto . Ma Paola ha nel cassetto anche una lezione-spettacolo per le scuole La banalità del male di Hannah Arendt - un testo storico-filosofico sul processo ad Adolf Eichmann - ridotto a monologo e già uscito dal cassetto per 117 repliche, 4 anni di tournée nelle scuole del nord-Italia, mentre a Genova... porte chiuse. Così come lo spettacolo preparato alla scuola Paolo Grassi, dove Paola insegna, su Santa Limbania, un testo del ‘600 con personaggi che parlano in genovese di Giovanni Carlo Solaro, per il laboratorio Etno-Antropologico di Rocca Grimalda e la Provincia di Genova, che però ha circuitato quasi clandestinamente sul territorio ligure. «Per me è importante muoversi, andare in situazioni pericolose. Il ritorno è molto difficile, una volta che lavori fuori al rientro non sei riconosciuto, è questo che sento e la città non mi smentisce, conferma».

Tra i progetti, Paola ha in cantiere Una sottile voce di silenzio: spettacolo di canzoni con testi che si interrogano sul concetto di "religioso", sul porsi delle domande più che darsi delle risposte. «Canzoni di musica leggera, suonate dal gruppo di musicisti che ha affiancato Gaber per anni...», ma di questo parleremo in un'altra occasione.

In alto un ritratto di Paola Bigatto

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