Weekend Magazine Venerdì 5 agosto 2005

Vado a fare un tuffo in città

Magazine - Era un lavoro sporco ma qualcuno lo doveva pur fare. Quando si è deciso di fare un reportage da una spiaggia di Genova e nessuno si faceva avanti, ho deciso di immolarmi alla causa. Che volete che vi dica, ogni tanto bisogna ingoiare il rospo nella vita.

Di questi tempi si parla tanto di , di , di . Con cinque euro di benzina, un asciugamano in saccoccia e tanto coraggio, mi dirigo verso le terrazze di Pieve Ligure, dove i giovani genovesi si ammucchiano giorno e notte da giugno a settembre.

Ore 14.30. Arrivo alla stazione del paesino. Trovare parcheggio, anche se sei su una due ruote, è un casino vero. E se sgarri la multa è sicura. Ci vuole un po’ pazienza, al limite c’è quello a pagamento.
Il ponticello sopra i binari porta dritti in una creuza. Mentre si scende giù per le scalette non si può fare a meno di notare un cartello con due avvisi. Primo: okkio che non c’è il bagnino. Poi una frase ermetica: “vietato introdurre …ani sulla spiaggia”. Interpretazione libera.
Un ruscelletto melmoso accompagna la discesa: dove scarichi non si sa. A un certo punto scompare in qualche tubatura, non è una bella accoglienza.

È mercoledì, niente ressa che in settimana rimangono i “pochi ma buoni”. Una schiera di ultrasessantenni dal colore indefinito tra il beige e il maròn (da grande voglio diventare come loro) passano la giornata a parlare con amici e amiche. Uno si è piazzato col suo mini sdraietto in mezzo alla scogliera e ogni tanto le onde lo spruzzano: tutto calcolato al millimetro. Un Maestro di vita.

Ore 15.30. La terrazza è un luogo di culto, un microcosmo balneare perfettamente autosufficiente. È il territorio dei giovani, passerella inevitabile. Non manca nulla: la doccia c'è (mille punti guadagnati) e persino lo spogliatoio. Solo una controindicazione: se vi addormentate nelle ore più calde vi ritrovano sciolti come un gelato al caffè (io come la crema).

Ore 16.00. Qui non c’è mai caciara, nemmeno quando è tutto esaurito. Ma due figure femminili riescono a mettere nello scompiglio la tranquilla comunità di Pieve. Sono due ragazze brasilere. Decisamente brasilere. Con due bikini brasileri e voglia di far casino alla brasilera. Non si sa bene con chi siano, parlano con i vecchietti del posto e giocano con una riccioluta brasilerina. Fatto ‘sta che i maschietti della zona, per quanto serafici, introversi, profondamente liguri, iniziano ad avere segni di cedimento, tic improvvisi, scatti, convulsioni e allucinazioni (la maggior parte riguardano il Carnevale di Rio).

Ore 17.00. È l'ora della prima sosta al bar. Il gestore è brizzolato, rilassato, abbronzato. Viene voglia di chiedergli se ha bisogno di un garzone.

Ore 17.30. Poi ci sono quelli che parlano al telefono di mail importanti, di titoli azionari, di ufficio clienti, di appuntamenti, di lavoro insomma. La domanda sorge spontanea: sono le quattro e mezza di mercoledì. ‘Sti qui stanno lavorando o no? Se il loro ufficio è lì mando subito un cv…

Ore 18.00. Si materializza una ciurma di spagnoli con un carico di griglie e salsicce. Di sera la terrazza diventa sede di feste in stile californiano. Dicono che tra brace e chiari di luna la becciata è sicura.

Ore 19.30. Il sole non brucia più, si prepara a sparire dietro gli scogli. Il tramonto è decisamente l’ora migliore.

Morale: anche se non avete un lira, se abitate a Genova potete andare al mare in un posto figo, senza pedaggi né aerei da prendere (al limite il treno). Di posti come Pieve Ligure in zona ce ne sono a bizzeffe e sono l'essenza del vivere il mare alla ligure: roccia, scomodità, ma niente racchettoni e pseudo-Inzaghi da spiaggia. E ora ci sono pure le brasiliane...



Nella foto: il baretto sulla terrazza di Pieve Ligure

Oggi al cinema

Il settimo sigillo Di Ingmar Bergman Drammatico Svezia, 1957 Guarda la scheda del film