Concerti Magazine Giovedì 4 agosto 2005

E via dentro la canzone d'autore

© www.alessiolega.it
La canzone d’autore?
C’è, c’è.
Qualcuno dice sia morta.
Qualcuno però si ostina a farla.
Qualcuno, credeteci oppure no, si ostina ad ascoltarla.
Superando allarmismi, piagnucolii e invenzioni, abbiamo fatto un giro - rigorosamente virtuale - in una realtà sommersa dove, viva e vegeta, si crogiola all’ombra delle luci notturne e si gode il suo gramo tempo, la canzone d’autore. Assaporata da chi la fa, come un ottimo vino o una delikatessen culinaria. Per questo viaggio nel sommerso, a volte forse nascondiglio, o luogo d’elezione, ci siamo scelti un Virgilio - che di musica d’autore vive - e quindi, carta e biro alla mano, di fianco a due gnocchi al pesto, siamo partiti.

...Augusto Forin, Franco Boggero, Cristiano Angelini, Marco Ongaro, Luca Ghielmetti, Federico Sirianni, Grazia Demarchi, Claudio Roncone, Alessio Lega, Isa Zoppi, Claudia Pastorino, Maria Pierantoni Giua, Valeria Rossi...

Nomi noti, meno noti e/o del tutto sconosciuti alla maggioranza, pronunciati e trascritti in ordine sparso, che praticano ancora la scrittura e l’interpretazione di testi in musica.
Ma chi sono e perché lo fanno? Non appartengono ad una scuola né ad una corrente. Max conferma che non sono identificabili con niente, a parte se stessi. Neanche incanalarli in una generazione è una buona idea, hanno un’età che varia dai «20 agli 80 anni» e l’amore per la canzone spesso viene in primis dal loro essere ascoltatori raffinati e fedeli al genere.

«Sono anfibi, ingegni multiformi. Spesso hanno una professione totalmente diversa che li soddisfa sia dal punto di vista morale che economico». È il caso di Franco Boggero, per esempio. Curatore di , docente universitario, esperto di Belle Arti, «autore di canzoni molto originali e intelligenti». Oppure di , «nessuno di questi due ha mai inciso un disco».
Ma c’è anche chi la canzone d’autore la frequenta in modo professionale, poi magari per vivere scrive anche altro. , veronese e vincitore di una targa Tenco, «fra i suoi e quelli degli altri ha inciso circa otto dischi. Lavora , ha scritto canzoni e musiche per altri, libretti d’opera, musical, ha anche preparato una Via crucis».
C’è poi il farmacista, , definito folk-rocker comasco, che si produce in un blues acustico di confine, con due o tre dischi alle spalle: ha collaborato con Giorgio Conte e fatto un disco con Enrico Ruggeri. Il suo primo, Max lo ha ascoltato per la prima volta ritirando la targa Tenco, nel ‘90, nella stessa prima volta in cui ha conosciuto anche . «Avevano qualcosa in comune, qualcosa... ma non il produttore. Certe ascendenze verso Tom Waits e Paolo Conte».
C’è il biologo, Cristiano Angelini, uno spezzino, che di musica si è occupato sempre «con gruppi pop da ragazzino e qualche aspirazione letteraria e, da un po’ di tempo, si è messo a fare canzoni, ma non ha inciso».

«La maggior parte di loro», dice Max, «sono virtuali: dove vanno fanno un concerto, però molti non fanno abbastanza cose, non hanno abbastanza pixel per essere notabili. Forse rispecchiano la stranezza del nostro tempo e, un po’, il loro carattere».

, genovese, è stato (scoperto) da «che si era innamorato della sua voce e lui si è deciso, al di là del mestiere che fa, a scrivere canzoni», ma non ha ancora alcun disco pronto. Tra i più-o-meno-giovani (, vive a Torino), che qualcuno saluta come l’allievo di Max e a lui - a Max, voglio dire - la cosa fa un po’ ridere e, poi, (trentenne leccese, milanese di adozione), «un artista anarchico, giovane e entusiasta, che gira per centri sociali e non si perde un concerto», nel senso che va ovunque a suonare, «scrive molto» e di mestiere lavora a Telepiù.
Arriviamo alle donne, poche ma tenaci: Grazia De Marchi, cantante e ricercatrice veronese, attiva sulla scena della canzone dagli anni '70 di cui custodisce un prezioso archivio sonoro - registrazioni sul campo da lei effettuate nel tempo - un primo estratto del quale è edito da Azzurra, intitolato ...E vengo a risvegliarti col mio canto, due volumi relativi alle tradizioni musicali nel veronese; , sanremese di nascita, ricercatrice al CNR di Torino, con tanti anni nella canzone ma un solo disco, "Disoriente". , genovese e almeno tre dischi, di cui uno con un gruppo di violoncellisti o, ancora, , scoperta da Beppe Quirici (musicista, arrangiatore e produttore fra gli altri di Fossati, Vanoni e l'ultimo Gaber), che ha in preparazione il suo primo album in uscita per Alfa Music/Rai Trade.
E qui Max apre una parentesi: «Intendiamoci, non è che in questo campo, hai svoltato quando c’è qualcuno che ti produce. Non è così, perché oggi incidere un CD è una cosa che si può anche fare da soli a casa. Senza nulla togliere alle capacità dei produttori, non è semplice emergere nel mercato di oggi, invaso da musica commerciale e guidato com’è da regole che sono puramente interne».
, romana, per esempio «dopo il successo ottenuto con “Dammi due parole” è scomparsa, ma ha continuato a scrivere e cantare e si è autoprodotta, ma non è così visibile».

Dove stanno questi operosi prosecutori della tradizione, dove scovarli? «Ci sono tante microrassegne, piccole iniziative locali a cui prendono parte. Un circuito per il momento è impensabile».
Internet ci dà un mano:
www.lisolachenoncera.it , dedicato alla musica italiana
www.bielle.org , parla solo di musica d'autore

Ma qual è la ricetta per la canzone d’autore? «Una pratica sempre lievemente antagonista soprattutto verso il linguaggio egemone che è quello pubblicitario. In questo senso la scommessa è, allontanandosi dal linguaggio comune, rendere riconoscibile ciò che non lo è, tradurre e quindi contrastare l’abbattimento linguistico e del lessico. Ambisce ad essere una forma di magia bianca, a lavorare in modo artigianale con la fascinazione, l’ipnosi e la retorica. È una forma mista dentro cui trovi la letteratura, la filosofia, la matematica, ecc. senza che questa sia l’intenzione. E poi, l’artista fa parte degli ingredienti ed quello da cui è impossibile separarsi, altrimenti si fa altro. Ha un’etica, ma quasi mai la dichiara. E poi il luogo è matrice, il luogo in senso figurativo, come custode di ideali, di morali, di particolari leggi climatiche, di architetture, un po’ come nella poesia. Questa è la sua forza: essere incastrata e abitare in un luogo, che è poi anche la realtà».

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