Sull'Autosole con Carlo Lucarelli - Magazine

Teatro Magazine Mercoledì 3 agosto 2005

Sull'Autosole con Carlo Lucarelli

Magazine - «L’autostrada diventa un serpente dalle scaglie fitte, che lentamente si allunga, si stende, abbagliante di riflessi, e attende, immobile, sotto al sole, respirando piano al ritmo roco dei motori accesi che si spengono ad uno ad uno fino al silenzio».

Con il suo libro Autosole, (Rizzoli, 2003), e in particolare con questa frase , venerdì 5 e sabato 6 agosto, è al , a Rapallo, ore 21.30, nello spettacolo dall’omonimo titolo, per la regia di , su adattamento di Alberto Mazzantini. «La frase non l’ho scelta», dice laconico, ma gentile, Lucarelli, «mi è stata proposta, ma è il nocciolo del mio libro», ritornello presente in diversi momenti del lungo racconto, con variazioni sul tema: «l’autostrada sembra un fiume nero attraversato da un branco di pesciolini di tutte le forme... Un arlecchino di lamiera rovente». In veste di voce narrante – ma registrata – Lucarelli è nel cast e apre e chiude il succedersi di sue storie e personaggi inscatolati in auto-strada.

Una riduzione teatrale Lucarelli in mente non l’aveva, seppure il teatro l’autore l’abbia già frequentato sia in veste di : «mi ha fatto molto piacere. C’è una componente teatrale molto forte nel testo: un luogo e molte storie che si intrecciano, come su un palcoscenico... Ma è nata come una serie di racconti a puntate pubblicate sull’Unità nell’agosto di qualche anno fa». Racconto sì, ma è pur vero che questo testo ha il ritmo incalzante e il potenziale di un testo drammatico. L’intreccio di sguardi, i rimandi all’una o all’altra corsia, all’una o all’altra autovettura che ospitano i diversi personaggi, vittime di singole esistenze ma, anche, collettivamente, della stessa fetta di coda, bloccata sull’Autosole, intriga e diverte in tutto e per tutto con grandissima efficacia. Forse anche di più. Una vicenda che è scarnificata e allusa, piuttosto che spiegata e raccontata. Una vicenda colta in presa diretta, dove c’è molto da aggiungere e intuire, leggendo.
Nell’intervista con Alessandro Baricco, nella seconda di copertina, Lucarelli afferma: «quando l’ho scritto, questo libro, stavo molto attento a non dire le cose, più che a dirle» e, al telefono, sollecitato aggiunge: «sì, volevo fare in modo che le parole scelte significassero più cose insieme, come è tipico del racconto breve. Un lavoro in levare, il contrario dell’aggiungere per precisare».

Se dal genere noir, Autosole, in certa misura si discosta, rappresentando più un situation drama, resta al suo interno «la chiave di tutto il genere, il colpo di scena finale», che arriva puntuale e spiazzante, spesso terribilmente cinico e divertente, a conclusione di ogni microstoria. Da lettrice-da-spiaggia, non posso astenermi dal porre ancora una domanda:
“Da automobilista italiano su quale delle auto di Autosole ti siederesti?”
«Adesso come adesso su quella con l’aria condizionata. A me piacciono le auto comode, la 2CV no, forse la KA metalizzata, con l’aria condizionata, però».
La sua presenza in carne e ossa a Valle Christi resta incerta e allora va da sé chiedere:
“A cosa stai lavorando?”
«Ad un romanzo storico ambientato in Eritrea a fine Ottocento. Sono già stato tre volte laggiù per cogliere odori, colori e luci. Era un’idea che avevo in testa da un po’: un ambientazione coloniale e avventurosa. L’attualità di oggi ci costringe continuamente a pensare all’oltreoceano, al sud del mondo, alla guerra e al divario tra nord e sud. È un interagire con il contemporaneo in maniera trasversale».

La regia di Kiara Pipino punta molto sulla comunanza di sofferenze che questo testo mette in scena, lasciando a friggere sotto il sole, indifferentemente, il camionista e il professionista, quello della 2CV come quello della Porsche metallizzata. «Uno spettro di personaggi molto ampio e dai caratteri un po’ esasperati, che a volte possono sfociare nella caricatura, anche per via della sottolineatura di alcuni regionalismi. L’intento, però, non è quello di cercare il comico a tutti i costi, piuttosto di sottolineare la costrizione vissuta da ognuno in un luogo che dovrebbe essere di solo transito e dove un’attesa di due minuti sembra lunga ore...», o un mese intero come nel libro. A livello scenico, Kiara ha puntato sulla ricreazione suggestiva e non realistica dello spazio autostradale, quindi effetti sonori, delle luci, stacchi radiofonici - tratti da Isoradio - per rendere percettibile la dimensione senza descriverla, in una valenza più da sala d’aspetto sui generis, con sedie da ufficio girevoli su pedane, al posto di autovetture.

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