Mi confido sotto la pioggia - Magazine

Attualità Magazine Mercoledì 3 agosto 2005

Mi confido sotto la pioggia

© Christian Tripodina

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Piove a dirotto.
«Che carino», penso, «il temporale a scatenarsi all’ora di cena!».
Stasera si dorme!
L’umidità è ai minimi storici e si è alzato perfino il vento.
Il vento a Milano!
Faccio appena in tempo a togliere dal davanzale i vasetti con le piantine di basilico, peperoncino e rosmarino, evitandogli l’ennesimo volo in cortile, che il suono inconfondibile del citofono mi richiama alla porta.
Gioia sembra una di quelle lumachine che escono solo dopo un acquazzone.

È zuppa dalla testa all’infradito rosa. «Così non mi sono bagnata scarpe e calze, ti pare?».
Impossibile non sorridere e aggiungere un posto a tavola.
Quando osserva la cena, scoppia a ridere. «Ma dai, è il due di agosto e cosa cucinano una genovese, un calabrese e un sardo? Wurstel e crauti! Ma vi pare possibile?!?»

Io, Angelo e Stefano non ci troviamo niente di strano.
Due settimane fa ho fatto anche lo strudel! Alla faccia della globalizzazione!
Comunque la digestione aiuta le chiacchiere ed è Gioia a cominciare. «Oh, non mi hai ancora chiesto perché sono venuta qui!». «Ma per l’ottima cucina, of course!». E giù, a ridere ancora, mangiando biscotti, come due bambine, mentre i miei coinquilini si defilano.
Il perché della “calata” di Gioia ha un nome, un cognome e pure qualcosa di più.
«Ohi Cri…mi sono innamorata!». Basta guardarla per accorgersene.
Indossa un paio di bermuda palesemente non suoi, ma già visti indosso a una faccia nota e ha la tipica espressione di chi è abbastanza confuso per sapere che fare.
«Con questi ci dormo pure!», mi indica i pantaloni.
Gioia ha sempre sognato una vita “semplice”, un lavoro di fatica per non pensare troppo e tornare a casa con la stanchezza del muratore, con la voglia di fare una doccia e stare con la famiglia. Gioia voleva fare l’operaia, fare l’omone che asfalta le strade sotto un sole torrido che brucia la schiena china, fare qualcosa, insomma, che vedi crescere sotto ai tuoi occhi, un palazzo, una strada perlomeno un vialetto! Un vita “semplice”, senza sorprese perché quando tiri su una casa qualcuno ha già deciso quanti piani avrà, qualcuno ha già scritto dove porterà quella strada.
Qualcuno, non lei.

Ma una vita semplice Gioia non l’ha avuta mai.
Sempre in salita, Gioia, sempre alla ricerca del momento buono per fermarsi e prendere respiro. Mai arrivato quel momento.
Sempre in salita Gioia.

«Ma va, tu?!? Innamorata?». «Guarda che io proprio non volevo, sai?», già come se si potesse decidere…
«Sono venuta stasera perché volevo dirti che mi sono innamorata, Cri, tutto qui!».
Tutto qui? È il momento di passare ai superalcolici.
«E lui?!?» mi sembra quasi una domanda sciocca.
«Lui?!? Criiiii», cinguetta «lui non lo sa!».

Appunto.
«Ma Gioia cavolo! Stai qui a dirlo a me e…»
«È a km di distanza, in vacanza. Ogni volta che riesco a parlargli mi riprometto di non fare la sentimentale e invece…mi manca un casino, l’avrà capito?!?». Se non è sordo direi di sì, Gioia quando parla di Diego squittisce come uno scoiattolo.
Mio padre guardandola adesso direbbe «Grande, grossa e abelinata!».
Innamorata!
Innamorata.
«Ma che ore sono? Oddio, domani mi devo alzare presto!», infila in bocca l’ennesimo biscotto, mi sfiora la guancia con le labbra coperte di briciole e prende la porta.
«Avevo bisogno di dirtelo, Cri altrimenti non mi sarebbe sembrato vero!».
E come è arrivata va via.
Non sento più la pioggia.
Il cielo adesso è pieno di stelle.

Cristiana Stradella

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