Magazine Martedì 2 agosto 2005

Una Sherazade dei nostri tempi

Ha lunghi capelli neri e sopracciglia che incorniciano uno sguardo felino. Ammicca, maliziosa, dalla copertina del suo libro Ciliegia rossa su piastrelle bianche (Liberodiscrivere editore, 14 Eu). È Maram al Masri, poetessa siriana, che vive a Parigi da molto tempo. Le poesie raccolte in questo libro, sono brevi e intense e sempre accompagnate dal testo a fronte in arabo.
La poetessa di Lattakia (Siria) è molto apprezzata dalla critica araba: nel 1998 Ciliegia rossa su piastrelle bianche ha infatti ottenuto il Prix Adonis del Forum Culturale Libanese in Francia.

Racconta amore, odio e gelosia in maniera semplice e concreta:

Ha due donne,
una dorme nel suo letto
l'altra dorme in quello del suo sogno.
Ha due donne che l'amano
una invecchia vicino a lui
l'altra gli offre la sua gioventù
e svanisce.
Ha due donne, una nel cuore della sua casa
un'altra nella casa del suo cuore.

Le sue sono composizioni capaci di spiazzarti sul finale, come in questo caso:

Il mio eterno compito
è d’essere
una donna,
di lavarti i piedi
e cingermi il capo di rose
ogni volta
che torni?


dove un punto di domanda si insinua nella visione stereotipata che l'Occidente ha della donna nella società islamica. Maram è vicina alla versione della scrittrice marocchina Fatima Mernissi, che nel suo L’Harem e l’Occidente (Giunti Editore, 12.50 Eu), oltre ad abbattere una serie di luoghi comuni che vedono rapporti orgiastici in questo luogo, (che in realtà era una prigione), si concentra sulla furbizia e sulla caparbietà della donna musulmana. Ne esce una Sherazade (protagonista de Le mille e una notte) scaltra e intelligente, un’eroina coraggiosa, che avrà salva la vita, raccontando al Sultano storie fantastiche, per tutta la notte. E Maram al Masri con le sue poesie è senza dubbio una Sherazade dei nostri tempi. Sensuale e intelligente, non censura i propri sentimenti:

Che sciocchezza!
ogni volta che sente bussare il mio cuore
apre


né le proprie fantasie che, talvolta, si confondono e nascondono nella quotidianità, fino a non riconoscere la linea che le divide dalla realtà:

Benedicimi libera,
e sii paziente
dinanzi al mio rifiuto.
Avvicinati quando
t'invito
e quando
ti trascuro,
impara ad aspettarmi.
Accetta che sia d'un altro
e impara l'amore.


e neppure si tira indietro nel grande gioco letterario della metafora, trovando immagini primarie per descrivere l'amore umano:

Con i miei bei frutti
Illumino
la strada che conduce a me.

I tuoi uccelli idioti
amano
il pane secco



Nella foto: Maram al Masri
di Mina Vitiello

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