Concerti Magazine Lunedì 1 agosto 2005

È finito il viaggio Verso Oriente

Sabato 30 luglio si è conclusa l’edizione 2005 del , che ha visto esibirsi artisti provenienti da diversi paesi, persi in una geografia spesso sconosciuta, che attraverso l’arte, la musica, la danza e il teatro, ci hanno raccontato qualcosa in più di loro.

Abbiamo sentito di Echoart, che da quattordici anni organizza questo evento-spettacolo nella nostra città, per un bilancio sul Festival appena concluso.

«È andata bene, nonostante sia stata un’edizione ridotta» mi dice Davide, soddisfatto delle presenze, che si sono distribuite in maniera piuttosto omogenea tra tutti gli spettacoli. E continua «ridotta sia nelle serate», che sono state sei al Porto Antico rispetto alle nove dell’anno prima, «che nel budget», perchè ha risentito della mancanza dei fondi distribuiti per Genova 2004.

«Anche se non ho i dati alla mano», mi dice Davide, «credo che ci sia stato un picco di presenze per la prima serata, tutta », che ha visto sul palco della Piazza delle Feste persino i fachiri e gli incantatori di serpenti. «Un altro successo, questa volta annunciato, se lo sono guadagnato la Boban Markovich Orkestar e la Frank London’s Kletzmer», nomi conosciuti per le collaborazioni ai film di Kusturica.

Gli chiedo se c’è una corrispondenza tra le serate più seguite e quelle che lui, in quanto esperto di musica etnica, ritiene più interessanti, ma Davide Ferrari non si sbilancia. D’altra parte mi dice «il livello generale degli artisti era molto alto» e continua «con Joji Hirota però abbiamo lavorato a lungo alla preparazione della sua performance, alla quale abbiamo unito il quartetto d’archi Festival e le coreografie di Istanti Sospesi Danza, e il risultato è stato molto suggestivo».
La stessa sera si è esibita anche Any Choying Drolma una cantante che arriva dal Nepal e gira il mondo per raccogliere i fondi per l’educazione e il sostentamento delle monache buddiste.

Davide è soddisfatto perché «abbiamo proposto cose rare e sconosciute, ma il pubblico è venuto numeroso» e continua «non si tratta solo di una dimostrazione d’affetto ma, dopo 14 anni, forse i genovesi hanno sviluppato una propria autonomia critica». L'ultima domanda riguarda i progetti futuri. Quando gli chiedo una battuta sull'edizione del 2006 Davide mi sorprende. Sa già che riguarderà le Americhe.

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