Concerti Magazine Lunedì 1 agosto 2005

Anastacia, la tigre di Chicago

Magazine - «Questa ragazza sa cantare!»: dopo il concerto alla Fiera del Mare di sabato 30 luglio, posso appropriarmi delle parole con cui Sir Elton John, nel 2001, salutava entusiasta l’exploit di sulla scena musicale mondiale.
Settemila presenze per l’ultimo appuntamento del Live in Genova 2005: fans di tutte le età, accorsi per ammirare - nella terza e conclusiva tappa del suo tour italiano - la più nera delle cantanti bianche della nuova generazione.
L’aggettivo che sento ricorrere più spesso tra i presenti è “bellissima”. Odo perfino un “proporzionatissima”, in riferimento alle sue forme, scolpite dalla palestra. Le donne la ammirano per la grinta tutta al femminile e la voce da tigre. Gli uomini… beh, per gli occhi, forse?
La scenografia è magniloquente: una passerella lunga una ventina di metri fende il pubblico assiepato sulle transenne, tre maxischermi e diverse strutture sospese sul palco.

La panterona bianca di Chicago compare su una pedana telescopica e sfodera immediatamente la sua ugola portentosa con una tripletta di brani (Season of change, Why’d you lie to me, Rearview) dal forte costrutto soul.
On stage, con lei, numerosi ballerini: duetta con loro in passi di salsa, sculettano insieme in trenini dal sapor di Capodanno.
Il pubblico è caricatissimo: i cori si sprecano su Sick & tired, Freak of nature, Not that kind. L’appeal della biondissima emule di Tina Turner è innegabile. Balla e canta con un piglio contagioso, il fascino sanguigno della sua voce è innegabile.
I tre coristi non sono da meno: tra una cover di Prince (Sexy M.F.) con tanto di coreografia in stile Broadway, e omaggi a Sade e Micheal Jackson, anche loro si fanno apprezzare rumorosamente dalla folla.
Anastacia cambia abito almeno sei volte, trasformandosi perfino in una specie di Wonder Woman, con tanto di stivaloni rossi.
Il suo è uno spettacolo pirotecnico, farcito di trucchi visivi mutuati dagli show di Jacko e Madonna, Gran Maestra del genere, fin dai tempi del Blonde Ambition Tour: una come Anastacia, però, col popò di attributi vocali che si ritrova, potrebbe benissimo farne a meno. Quando rimane sola con la sua voce, sulla passerella, osannata dal pubblico strepitante a due passi da lei, vi assicuro che lo spettacolo non ci rimette affatto. In quei momenti, l’unico effetto speciale è tutt’al più costituito dalle luci del traghetto di passaggio alle sue spalle: cornice ideale per brani come Heavy on my heart o You’ll never be alone.

Tra un cambio di costume e l’altro, ci abbandona un po’ rudemente ad un paio di suoi video, accompagnati da suggestive esibizioni di ballerine sospese ai tralicci mediante lenzuola extra large (ricordate il video di Ci sarai di ?) e a trampolieri mascherati.

Anastacia è in perenne attività, una miniera di sorprese: lancia magliette durante Overdue goodbye, duetta virtualmente con Ben Moody, ex chitarrista degli Evanescence e suo partner in Everything burns, brano di punta della colonna sonora de I Fantastici 4, intona Volare ma desiste ben presto, per carenze linguistiche.
L’Italia le piace e non fa che ripetere entusiasta ciao e a muovere le mani imitando (un po’ malamente) il nostro rinomato gesticolare. Ringrazia ripetutamente il pubblico per l’affetto che le viene dimostrato e lo ripaga con un finale degno di nota.

Cavalcando l’onda pacifista, I do diventa un inno di pace in pieno stile Hair, col palco affollato da ballerini in versione hippy. Il botto, però arriva quando Anastacia ricompare per eseguire I’m outta love, Paid my dues e Left outside alone.
Come le grandi dive, dispensa baci, tanti baci verso il pubblico adorante, ma non sgarra sulla scaletta: «Non ha fatto Welcome to my truth!».
Si sa: i fans vorrebbero la luna e anche di più.





Nelle foto: alcuni momenti del live di Anastacia

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