Magazine Lunedì 1 agosto 2005

L'Italia nel '2005 dopo Cristo'

Già da un po’ mi chiedevo che cosa sarebbe uscito dal cilindro di , una volta lasciata l’analisi e l’appropriazione storica per fare i conti col presente. La domanda era ovviamente mal posta. Nel frattempo ci hanno pensato i componenti del collettivo , scrivendo un thriller fantapolitico con gli stessi schemi narrativi dei padrini bolognesi, ma completamente calato nella contemporaneità, anzi, proiettato verso ipotesi di futuro.
2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, pp. 401, 15.80 Eu) è la prima opera collettiva di Christian Raimo, Francesco Pacifico, Francesco Longo e Nicola Lagioia. Francesco Longo è all’esordio, gli altri hanno già scritto e gravitano nell’orbita della casa editrice .

Il sistema è noto: più storie si intrecciano sullo sfondo di un affresco determinato. In questo caso è l’Italia di Berlusconi, il frutto della sua idea di mondo dopo dieci anni dalla famigerata discesa in campo. Il montaggio alternato è ormai una forma consolidata per questo tipo di romanzo. Un ritmo incalzante e cinematografico ci fa passare velocemente da una storia all’altra.
Come direbbe una quarta di copertina: c’è uno studente appassionato di teatro che per via di un’omonimia entra nel giro di Forza Italia. C’è una banda di universitari neo dadaisti con il vizio dell’azione simbolica. C’è un’agente immobiliare arrivista che si ritrova con una pistola in mano. C’è un conduttore televisivo pacchiano che si ridurrà a fare una storia d’Italia in Dvd per le scuole.

Il punto è che sullo sfondo (l’Italia) si sta preparando l’eliminazione del Berlusca. In un contesto che appare sempre più come il prodotto del sogno berlusconiano, e dove la differenza tra realtà e finzione raramente è chiara, i nostri eroi sembrano delle marionette in uno spettacolo più grande di loro. Fondamentale in questo è l’utilizzo del teatro, della TV, del sogno, che si mischiano a oscure sette massoniche e personaggi inquietanti. Come va a finire? Che fine fa il Silvio nazionale? Beh, chiedete troppo. L'uomo che oggi divide il paese tra adulatori e potenziali omicidi (si fa per dire...) appare in una veste ben diversa da quella cui ci ha abituati: è la pedina di un progetto megalomane, di cui lui diverrebbe il santo protettore. Ma si sa, per diventare santi bisogna salire prima in cielo.

L’opera visionaria del collettivo è dunque un Wu Ming trasformato in avanguardia. Il salto non è da poco. Se una delle caratteristiche fondamentali degli autori di Q e 54 è quella di raccontare il passato per riappropriarsi della storia e capire meglio il proprio presente, la Babette Factory tira dritto e dice: «ecco il nostro presente, ecco il nostro probabile futuro». Una scelta coraggiosa, che affronta l’attualità non ancora metabolizzata e la oltrepassa. I quattro nuovi moschettieri della scrittura comune sono bravi a mantenere alta la tensione narrativa per la maggior parte del racconto.
Scrivere in compagnia fa bene, eccome.
di Daniele Miggino

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