Magazine Martedì 26 luglio 2005

Stocco reinventa il fascismo

Ecco una lettura estiva sorprendente.
, giornalista romano trapiantato a Genova, confeziona un singolare noir fantapolitico, Nero italiano, che, navigando per le vie della reinvenzione storica, intavola una stretta ricognizione sui meccanismi politici del consenso imposto.
Supponiamo che il moderato Ciano abbia dissuaso con successo il mascelluto suocero dall’ipotesi di una partecipazione attiva al secondo conflitto mondiale. Supponiamo che quest’ultimo sia poi deceduto in seguito ad infarto, lasciando al genero la responsabilità di guidare il regime. E supponiamo infine che Galeazzo, codardo viscerale, abbia sfangato la pratica trascinando l’Italia in un trentennio di dittatura efficiente ma sonnacchiosa, via via ammorbiditasi in un contesto internazionale sempre più spoglio di regimi filo-fascisti. La domanda diventa: cosa farebbe in condizioni simili il regime per sopravvivere a se stesso? La risposta di Stocco è prevedibile: muterebbe pelle per non mutare l’anima. Ma lo svolgimento è snello e coinvolgente.

Il romanzo si sviluppa come un thriller, snodandosi attorno a una serie di figure cardine (troneggiano la mefistofelica, persino troppo, Maria De Carli, e il vecchio leone intransigente Adolfo Casamassima) caratterizzate con astuzia degna di mestieranti del best-seller (mi viene in mente Ken Follet), e ad un protagonista, Marco Diletti, tanto spiazzante quanto matematici sono i succitati comprimari. Giornalista disilluso, Diletti insegue una carriera mai decollata e i fantasmi familiari con un contegno giornalistico che fonda la propria etica sull’efficienza: illuminare la verità non come mezzo politico-sociale ma come fine. Nelle ultime pagine la sua scelta, tutto sommato coerente e nient’affatto disprezzabile, scatena però conseguenze (personali e politiche) spiacevoli, lasciando il personaggio in un inaspettato alone di ambiguità.

Nella descrizione dei trasformismi di cui la macchina politica dittatoriale è in grado per conservarsi il potere, Stocco tiene ovviamente nel mirino una sorta di eterno presente della politica italiana (e forse di tutta la politica in quanto tale), si sofferma con piacere nel dipingere l'aspetto seduttivo del potere autoritario e traccia in definitiva un'immagine piuttosto sconsolante delle pigre masse italiche (quelle che fanno i grandi numeri), bisognose d’esser rassicurate e timorose delle scosse sociali.
Compiaciute persino delle democrazie apparenti, purché pacate.

Nella foto un particolare della copertina del libro, edito da Fratelli Frilli
di Giorgio Viaro

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