Concerti Magazine Lunedì 25 luglio 2005

Chiudi all'una e abbassa il volume

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Stiamo sprofondando sempre più in basso, e non ce ne stiamo nemmeno accorgendo. Stiamo sprofondando nella merda, e ci siamo dimenticati di guardare verso le stelle.

Qual è la situazione attuale, italiana e genovese, per la musica dal vivo? Cosa succede se si vuole aprire un locale per farvi suonare dei gruppi, o se si suona in un gruppo e si vuole proporre la propria musica in un locale? Quali sono le regole standard e de facto che limitano la circolazione artistica delle note musicali proposte dalla moltitudine di gruppi italiani in questo periodo?
Ho provato a guardarmi attorno, alzando lo sguardo leggermente sopra il consueto velo delle abitudini quotidiane, e mi sono spaventato. Mi sono reso conto che, di questo passo, la musica dal vivo rischierà di scomparire nel nulla, o di diventare fuorilegge. Ma procediamo con calma. Il percorso da compiere è lungo, e non voglio saltare subito alle conclusioni.

Siamo a Genova. Da qualche anno è in opera il rilancio del centro storico, la rivitalizzazione dei vicoli.
Tanti locali dedicati al popolo giovane aprono, prendono forma, uno di fianco all’altro, e ogni tanto . Più di ogni tanto, a pensarci bene. Se ci si distrae anche solo per pochi mesi, si rischia di non riconoscere più la geografia dei luoghi notturni che si aveva imparato a conoscere a costo di tanti sacrifici e camminate notturne a vuoto.
È bello, in fondo, sapere che si sta cercando di valorizzare un centro storico che è stupendo, ed è il più grande d’Europa. Ammirevole, come proposito. Da esserne orgogliosi. Ma proviamo a girare la medaglia.

Se un locale volesse proporre musica dal vivo, incominciano i guai. Leggi sull’impatto acustico da non superare, orari di termine dei concerti, problemi di affluenza, norme sulle uscite di sicurezza.
Questi sono soltanto i primi ostacoli che un gestore si trova a dover superare se vuole far suonare qualche gruppo nel proprio locale. Poi c'è la SIAE, ovviamente. La maggior parte degli addetti ai lavori, dai gestori di locali ai musicisti, sono contrari. Perché? «Perché - dicono - la SIAE non è dalla nostra parte di musicisti, la SIAE lasciamola ai gruppi grossi». E così si finisce nell’illegalità (tipicamente italiana).

A tutto questo, aggiungete un ultimo piccolo problema: i villici. Le persone che abitano proprio sopra il locale dove andrete a suonare, se in un primo momento erano state felici dell’opera di pulizia delle strade e dei quartieri, ora non ne possono proprio più di restare sveglie fino a dopo mezzanotte per i rumori che escono dai locali, a maggior ragione se poi provengono da amplificatori Marshall e chitarre pulite e/o distorte. Risultato? Si sta iniziando a parlare di costringere i locali del centro di Genova a chiudere all’una. All’una, dico. Vale a dire decretare la morte di un locale. E tutto questo, perché? Perché i villici, se in un primo momento avevano pensato che «la pulizia delle strade è bella», adesso si ritrovano a credere che «sì, ma quando c’erano gli spacciatori, almeno, c’era più silenzio».

Questa è solo la situazione nei vicoli, ma se allontaniamo leggermente lo sguardo, ci accorgiamo che le cose non sono migliori. Se allarghiamo leggermente l’orizzonte visivo, ci accorgiamo di tanti altri problemi che escono fuori come per magia da quel cilindro fatato che è la legislazione italiana. Guardatevi attorno, per credere. Questo è solo l’inizio…

Pazuzu

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