Conversazione con Monsieur Chabroullet - Magazine

Teatro Magazine Giovedì 8 febbraio 2001

Conversazione con Monsieur Chabroullet

Magazine - Al telefono, qualche giorno fa, con il Teatro dell’Archivolto per il consueto scambio di materiali abbiamo scoperto che l’originale compagnia francese Théâtre de la Mezzanine che stava per arrivare avrebbe reclutato un ciclista in città.
All’idea siamo impazziti dal divertimento. Ma sì, perché voi l’avete mai conosciuto un vero ciclista professionista o amatoriale - che se possibile è ancora più sfegatato? E’ una classe di persone che si dedica anima e corpo, ma letteralmente, alla sfida della velocità e della fatica immane di fronte a un cambio e alle “padelle” e forse anche al contakilometri e misura battiti e chissà qual’altra diavoleria – ché se ne inventano sempre una nuova – e tutto per cosa? Normalmente per superare il compagno che esce con te tutti i giorni.
Insomma chi mai ha avuto a fianco un vero ciclista può capire l’ilarità di vederlo sulla scena di un teatro a rappresentare un mondo assurdo e barocco di macchinerie da baraccone emblema tragico del nostro tempo. Non che non sia una figura rappresentativa, ma il suo posto è la strada, l’asfalto, la sfida della salita maledetta, e della discesa pericolosa come la morte. Il ciclista uomo da esterno: pioggia sole vento o nubifragio di solito le uscite di allenamento non incontrano ostacoli.

Per questo la prima domanda della nostra intervista al regista Monsieur Denis Chabroullet è partita proprio da lì dal ciclista.
Qual è il significato del ciclista?
L’uomo sulla bicicletta rappresenta la battaglia contro le difficoltà della vita. E’ il simbolo delle persone che si battono quotidianamente contro tutto quello di negativo che accade.

Denis è stato ciclista amatoriale ma interpretare anche il ruolo sulla scena sarebbe stato troppo dal momento che a lui è affidato il ruolo di manipolatore della grande giostra che è sulla scena.

Allora gli attori sulla scena sono delle marionette?
No, ma ci sono anche le marionette, e le sculture ma quelli sulla scena sono veri e propri attori e come tali agiscono.

Questo spettacolo è parte di un dittico, il seguito è contenuto nell’altro spettacolo Trésor Public (che è stato presentato a Bologna la settimana scorsa). La Transhumance racconta di quelli che nella vita non hanno niente mentre Trésor parla di quelli che hanno tutto.

Ma qual è l’idea al fondo di questi spettacoli?
“Ma colère” dice Denis. E’ la collera che ha mosso Denis alla creazione. “Tutti i giorni”, dice, “ascolto la radio e la televisione e le notizie sono sempre le stesse non c’è lavoro, sono tanti quelli che non hanno casa, etc. Poi”, prosegue “prendo la macchina e vado a Parigi e al semaforo e per le strade incontro tutti questi che non hanno niente e che chiedono l’elemosina, e io - dice -non ho voglia di dargli dei soldi e mi sento in colpa, ma non ho voglia neanche di non darglieli e mi nasce la rabbia. Le soluzioni però sono solo queste due o gli dai dei soldi o ti senti in colpa. Allora ho cercato un’altra strada, ho tentato di professionalizzare questo mio disagio ma soprattutto il loro, per dare un’alternativa a tutti.
Ho immaginato che tutta questa gente che non ha niente salga su un “carro” e parta per la transumanza: un termine non scelto a caso ma strettamente inteso nel suo significato di spostamento delle mandrie da un luogo ad un altro alla ricerca di un pascolo più verde e in cui le condizioni di vita siano migliori.

E la nudità sulla scena cosa significa?
E’ difficile rispondere a questa domanda soprattutto se a porla è qualcuno che ancora non ha visto lo spettacolo. Abbiamo lavorato molto sulla “culpabilité” e sulla scena questo è tradotto da delle sirene che chiamano le persone al rito della purificazione sotto delle docce: tutti rispondono al richiamo e si denudano per l’esperienza liberatoria eccetto gli uomini.

Cosa li distingue, cosa li rende diversi?
Gli uomini sono codardi e non acconsentono a denudarsi. La diversità sta dunque nella maniera in cui ognuno risponde, nel modo in cui ognuno porta avanti la sua lotta e reagisce agli eventi.

Noi c'eravamo e ci è piaciuto "orribilmente" Leggi l'articolo

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