Magazine Sabato 23 luglio 2005

'Pessimi segnali': non solo noir

Magazine - Ho letto Pessimi segnali, di Enzo Fileno Carabba, in meno di due giorni, grazie ad uno stile di scrittura assolutamente particolare che, unito alla brevità dei capitoli, rende la lettura un piacere inarrestabile, nel senso che è difficile staccarsi dalle pagine del libro. Lo stile, dicevo, è assolutamente particolare e non posso che trovarmi in pieno accordo con Valerio Evangelisti che sul retro del libro parla di scrittura elegantissima, colta, ironica e poetica. In effetti in Pessimi Segnali c'è tutto questo.
La prosa, veloce e forse essenziale, si accosta spesso alla poesia, con descrizioni particolarmente evocative, per poi tuffarsi in commenti ironici o sprezzanti con una naturalezza invidiabile.

È la storia di un giovane obiettore, Angelo, che deve prestare servizio civile per la Croce Rossa in un paesino toscano che sembra essere letteralmente fuori dal mondo, come una dimensione a parte o parallela, con le sue leggi, dalla quale il protagonista viene completamente risucchiato e/o assorbito. Si trova a vivere così a contatto con altri obiettori – la maggior parte di questi sono letteralmente assetati di sangue e non aspettano altro che un incidente particolarmente violento, quasi si nutrissero del dolore altrui – con i quali affronta le spericolate corse in ambulanza su una strada che appare "maledetta". Si sviluppa così quello che ha tutta l'aria di essere un intricato complotto alle spalle del sempre più paranoico Angelo il quale, sentendosi estraneo a quella realtà, vede pessimi segnali dietro ogni cosa, cercando di venirne a capo. Non rivelerò altro perché è un libro ricco di sorprese che meritano di essere scoperte pian piano.

Credo che definirlo noir sia fortemente limitante, visto che ci sono elementi a sufficienza per piazzarlo in molte altre delle categorie più conosciute. È soprattutto questo che mi ha affascinato così tanto. L'autore ha avuto una notevole capacità di osare, perché non è facile dar vita ad una storia del genere senza correre il rischio di apparire banali, ripetivi o scontati e, nonostante immagini che idee simili siano passate spesso per la testa di molti scrittori (magari io sono fra questi, non nel senso che sono uno scrittore, ma che ho desiderato spesso scrivere cose del genere) penso che pochi - se non nessuno - avrebbero avuto capacità tali da dare simile fascino a una storia come questa.

Carlo Trimarchi

Nella foto un particolare della copertina del libro, edito da Marsilio

di Giorgio Viaro

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