Magazine Lunedì 18 luglio 2005

Un fico per l'estate

Di Semi di fico d’India vi abbiamo già parlato. Anzi, abbiamo avuto l’onore di sentire una voce dall’interno, una delle venti firme che hanno reso possibile questa antologia ideata e curata da Marco Nardini ed edita da nuova dimensione. Infatti, è ad aprire le danze del volume con Un gusto provinciale.

Presentato nel maggio scorso alla Fiera del Libro di Torino, Semi di fico d’India è un libro tutto estivo. Concepito ad agosto (alla Maddalena), parla di amori, caldo, afa, follia, ricordi, omicidi seriali che si volgono nei tre mesi più caldi dell’anno. Io l’ho letto in pieno luglio, e il circolo si chiude. Gli scrittori sono tutti under 40, alcuni esordienti.

È un libro adatto a una lettura spizzicata, curiosa, diversificata. Non c’è un filo conduttore tra i contributi, non un genere fisso. Si salta da un capitolo all’altro e si riassapora il gusto della scoperta. Francesca Mazzucato racconta di un amore possibile solo d’estate, solo in quel di Sanremo. La sua è un'estate romantica, effimera, sinuosa, perfetta nella sua brevità.
Marco Motta ci porta in casa della nonna, dove si innamora della badante polacca. Una giornata delirante - ma splendidamente scritta a mo’ di Ellis in American Psycho - è quella che si legge in Sting è molto strano di Gangbo. Volti la pagina e ti tuffi nell’ironia di Gianluca Morozzi in Gli angoli ciechi della spiaggia. L’Oriella, al centro dei suoi desideri di bambino, si ripresenta tra tristezza e disincanto in età adulta.

Si prosegue così, con l’estate presa da ogni lato: una vacanza in stile Arancia meccanica a Lloret de Mar (Fabio Beccaccini), il noir di Gabriele Dadati in Alcune tremendamente sbagliate. In mezzo c’è anche il contributo del deus ex machina di Semi..., Marco Nardini, con un incalzante e kafkiano Lo senti il rumore dei capelli che crescono? Si fa senza dubbio torto a qualcuno dei partecipanti, ma lo si fa per spendere due parole del libro e della forma racconto.

Queste venti bracciate nella nuova scrittura italiana (il sottotitolo) si danno con gusto. C’è chi d’estate gode a sfidare i libri più alti. Semi invece è agile, lo si può leggere in qualsiasi senso (dal fondo, dall’inizio, da metà). Forse l’unico requisito è leggerlo d’estate, per sentirsi dentro la notizia.

Nella foto: la copertina del libro
di Daniele Miggino

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