Concerti Magazine Sabato 9 luglio 2005

Sorprese al Goa-Boa

Seconda serata al . E se nella il macello di Londra era trapelato con un appello di Roy Paci dal palco e con un comunicato del sindaco, venerdì 8 luglio 2005 le conseguenze hanno influito anche sulla scaletta. Whitey, che doveva arrivare proprio dalla capitale inglese, ha paura di muoversi. Assente giustificato. Non è arrivato neppure Marc Almond, l’attesissimo ex leader dei Soft Cell si è nuovamente incartato in moto. Nell’ottobre del 2004 con la sua due ruote ha rischiato di lasciarci la ghirba (più di un mese in ospedale), ‘sta volta non è così grave per fortuna. Basta impennate, dai, sù...

Quando il sole ancora picchia salgono sul palco i genovesi . Il gruppo, che prende nome da una squadra di rubgy neozelandese di serie B, ha il cult nel sangue. Portano in scena una tastierina Casio, coverizzano Save a prayer dei . Con in saccoccia un bel po’ di ironia smentiscono l’amatissimo Manuel Agnelli (ricordate Non si esce vivi dagli anni Ottanta…). Loro negli eighties ci sguazzano, e nonostante una vena sentimentalmalinconica riescono a far divertire.

Si passa all’indie con gli Yuppie Flu. C’è ancora tanta luce. Gli anconetani si difendono benissimo. Gruppo emergente? Sarà, ma il loro primo album è del 1997. Strizzano l’occhio a sonorità brit, non a caso il loro tour è passato da Londra (in tempi non sospetti) e prosegue su al nord. Mentre cammino, e non guardo il palco, mi sembra di sentire la voce di Brian Molko (Placebo). Stesse vocali un po’ strascinate. Meno rock, più indie.
Terzo gruppo. Facciamo un po’ di ordine: gli Ex-Otago non sono neozelandesi ma genovesi, gli Yuppie Flu vengono dalle Marche, e i The Film? Inghilterra? Usa? Macché, francesi. La loro hit Can you touch me finisce in uno spot Peugeot e loro iniziano a farsi vedere in giro. Chic-rock, si dice. E loro sono molto chic, tutti neri in cravatta bianca. Ci si sposta decisamente verso le schitarrate ballabili.

Una piacevole scoperta. Direttamente dall’Emilia, gli Offlaga Disco Pax stupiscono. Il collettivo emiliano, che si professa per un socialismo tascabile e contro la democrazia dei sentimenti, è nuovo sì, ma c’è qualcosa di noto. Mi aiuta un compagno di mille avventure che ne sa una più del diavolo: «Sono i Massimo Volume con la voce di Giovanni Lindo Ferretti (CCCP e CSI, n.d.r.)». E dopo un po’ confessa: «prendono il meglio da uno e dall’altro». Chitarra e basso giocano su una base elettronica, i testi - letteralmente parlati – protestano, eccome.

È la prima volta che vedo Meg proporre il suo progetto solista. È brava, non ci sono molti altri modi per dirlo. Può fare tutto, e bene: dalla cara vecchia Sfumature a Quello che, da brani che sanno di Nouvelle vague a Come as you are dei Nirvana (a modo suo). Si porta dietro tanta elettronica, ma non ne ha bisogno. Ciao uagliù.

I Rinocerose erano già venuti a Genova, proprio al Goa-Boa. Quest’anno hanno proposto il nuovo album Schizophonic. Rock alla francese, e i piedini iniziano a muoversi. Gli Lcd Soundsystem diventano head liners di una lunga serie di gruppi, se lo meritano. Il collettivo newyorkese travolge una piazza finalmente saltante. Il ritmo incalza e si prepara per il dj set nottambulo. James Murphy e i Disco Vintage (così si chiama il quintetto che lo accompagna) concludono la scaletta, molti sono venuti solo per loro.

Questo Festival ha fin qui riservato molte belle sorprese dal punto di vista musicale. Per la serata finale, sabato 9 luglio, si attendono due grandi classici: Marlene Kuntz e Afterhours. Questi ultimi sono in grande forma, qualche settimana fa ad Alessandria ho visto cantare anche le zanzare…

Nella foto: gli Lcd Soundsystem al Goa-Boa Festival

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