Magazine Venerdì 8 luglio 2005

Immigrati a quattordici anni

A quattordici smetto questo è il titolo del libro di , Presidente del Tribunale dei Minorenni di Milano, presentato al Nouvelle Vague, giovedì sera 7 luglio. La presentazione introdotta da Nando Dalla Chiesa, è stata preceduta dalla lettura, di Teresa Pomodoro e Arturo Di Tullio, di un capitolo del libro: la storia di Dorin, tredicenne rumeno che si prostituisce in piazza Trento a Milano. Un racconto drammatico. Prologo di una discussione appassionata sul tema dell’emigrazione di massa, che sarà il problema dei prossimi decenni.

Grazie al suo lavoro e alla sua passione civile, Livia Pomodoro racconta un mondo spesso invisibile: storie di stupri, furti, prostituzione di ragazzi sotto i quattordici anni. Sono 12 storie di violenze da togliere il fiato. Tutte storie vere. Un altro modo per discutere di emigrazione clandestina.
Mestiere difficile, il giudice per i minori. Mestiere dove si lavora su rapporti di Polizia Giudiziaria, che poi diventano storie di vita, cui non si può rimanere indifferenti.

Parlando di questi luoghi dove non si può lavorare sulle ‘carte’, con le semplici leggi, perché si ha a che fare con le persone e dove avvengono scambi intensi e sofferti, ma arricchenti, c’è stato un interessante confronto di opinioni tra addetti ai lavori: Anna Canepa, presidente dell’ANM ligure; Alessandro Cavalli, sociologo e Maria Faganelli, Presidente del Tribunale per i Minorenni di Genova. Il verdetto è che non si può pensare che problemi di questa natura si risolvano con l’applicazioni di leggi o, magari, la scrittura di nuove norme. Occorre un coinvolgimento dell’intera società. Quale regolamento può fermare quella madre albanese che vende le sue tre figlie? Quelle persone poi sono deboli due volte, perchè minorenni ed immigrate. Ci sono poi le storie di dolore inaudito come quelle degli adottati e rifiutati.

Il libro nasce dall’esperienza, ma anche da una necessità che Livia Pomodoro vuole esprimere: «Ho scritto questo libro perché è cresciuta la mia sofferenza, perché io, magistrato, che applica per dovere sempre la legge e la norma, voglio scrivere dalla parte dell’umanità». È un libro bello su una realtà bruttissima, scritto da chi è dentro l’istituzione preposta a governare questo problema, ma che spesso fallisce. Per questo ci sono racconti amari ma, poi, anche i successi. E qui rinasce la speranza. Come per Aurora, giovanissima prostituta albanese, venduta dalla madre, a cui la polizia è riuscita a dare fiducia.

I rimedi alla piaga sociale della criminalità dei minorenni immigrati bnon sono di facile attuazione e la questione non ha neanche la possibilità di essere sanata attraverso le leggi. Anna Canepa lo ribadisce: «Il cambiamento dell’Italia, da esportatrice di braccia ad importatrice, deve spingerci a cambiare il nostro modo di pensare. Poi le molte soluzioni sono transnazionali. Non si può pensare di chiuderci in casa…».
Il sociologo Alessandro Cavalli puntualizza: «Noi degli immigrati abbiamo bisogno: per la nostra economia e soprattutto per la nostra sopravvivenza. La nostra natalità è sempre in calo. Solo diventando cosmopoliti e convivendo con le nostre differenze riusciremo a salvarci».


Giorgio Boratto

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