Magazine Giovedì 7 luglio 2005

Crolli, attacchi e macerie

Oggi parliamo di crolli.
I crolli di oggi, di questi giorni.
Crolli intesi come momenti nevralgici e cruciali del nostro quotidiano.
Crolli da cui si generano ceneri e macerie, ma anche per cui si aprono nuove prospettive.
Parliamo di Crolli, (Einaudi, 2005) di Marco Belpoliti, perché questo suo libro apre la mente e suggerisce percorsi per leggere il nostro contemporaneo tra informazione, realtà e invenzione artistica.

Martedì 5 luglio al centro della stampa c’era Deep Impact, titolo di un film hollywoodiano, rapinato dalla scienza per battezzare una missione spaziale sulla cometa Tempel-1. Missione compiuta! E in futuro, forse grazie all’impactor (il proiettile conficcato nel nucleo della Tempel-1), una sonda trasmetterà informazioni preziose sulla natura dei materiali che compongono la cometa, parlandoci del sistema solare e, indirettamente, delle origini della vita.
«...la missione che ieri mattina ha aperto un enorme cratere nel nucleo della cometa Tempel-1 ha avuto tutta la spettacolarità di un kolossal... l’idea di studiare una cometa lanciandole contro un proiettile non è stata di uno sceneggiatore, ma di un gruppo di serissimi astronomi...», da il quotidiano La Repubblica, del 5 luglio.

Oggi, giovedì 7 luglio, una serie di esplosioni colpiscono Londra e il suo sistema di trasporti in un’ora nevralgica (le 9 del mattino) quella dei commuters diretti alla City. L’effetto è quello di un attacco che ferisce centinaia di persone e ne uccide molte altre, in quella città da molti considerata patria della libertà e della convivenza pacifica. Per tutta risposta crollano le borse europee “giù fin oltre il 4%” (da Repubblica online), crolla la sterlina sul dollaro, con un leggero miglioramento nel pomeriggio.

Due crolli, due fenomeni che prima di essere in se stessi, sono in quanto news sui media (anche se gli UK hanno saputo distinguersi, riducendo al minimo la circolazione di materiali). Sotto forma di immagini, video, filmati e foto la realtà diventa spettacolo, sebbene sia terribile e orrifica. I media sono in continua caccia (quasi tutte le testate più importanti hanno lanciato il messaggio: "se sei a Londra scrivici", "manda le tue foto o i tuoi video"; i filmati e le foto dai telefonini sono andati a ruba tra le TV). La realtà supera la fiction e i B-movies catastrofici sono solo una serie di pallide pellicole (o forse premonizioni?). O peggio manuali per geni-pazzi. Restano i titoli eclatanti e le trame che, da un lato, ribattezzano e dall’altro re-inventano la nostra realtà. (È di pochi giorni fa – 30 giugno - la notizia del furto di oggetti preziosi al museo Topkapi di Istanbul, tra cui il famoso pugnale tempestato di smeraldi, azione realizzata penetrando dal tetto come nel film del 1964, Furto al Topkapi di Jules Dassin con Peter Ustinov).

Samuel Beckett scriveva: «Imagination dead imagine» (immaginazione morta, immaginate). Oggi l’immaginazione è uno strumento inutile, l'abbiamo sospesa, rimandata, perché è stata superata in tutto e per tutto dal genere “reality”, costruito dalla TV e realizzato nella sua forma più aberrante in occasione della prima guerra del Golfo, Desert Storm e consolidato nelle successive campagne militari in Afghanistan e Iraq. Di tutta questa confusione tra ciò che è spettacolo e ciò che non lo è, di come l’arte possa e riesca a parlare e spiegare un’epoca, di come riflettere su un passato molto recente e già fardello, ci suggerisce percorsi e strategie di osservazioni Marco Belpoliti, (docente di sociologia ed editorialista su quotidiani e riviste), nel suo libro Crolli (Einaudi, 2005).

Un saggio di poco più di cento pagine, che si fa divorare come un romanzo, ma che esige poi una calma rilettura. E forse anche un terzo, quarto giro. Un lavoro multiforme, estremamente sintetico (la nota bibliografica finale - da non tralasciare - fa esplodere la sintesi proiettandoci verso tutte le letture che l'hanno generata), che per sua natura non è riducibile in una recensione. Due i grandi eventi su cui si concentra, crolli storici, post-Guerra Fredda, il muro di Berlino e l’11 settembre, cui si aggiunge Cernobyl, analizzati attraverso le risposte artistiche che il mondo intellettuale e creativo ha prodotto, ma anche rileggendo il pensiero critico da Susan Sontag a per capire il dialogo in atto tra arte e realtà in questo nostro presente.

Diviso in 23 capitoli il saggio ha, come scrive l’autore stesso nella Premessa, un «movimento interno sincopato» e la «forma di un puzzle». Per guardare a questi fenomeni che sono liberatori, nel caso di Berlino; catastrofici, per New York o annientanti come è il caso di Cernobyl - e della città di Pripjat’, nata in funzione della centrale atomica e spazzata via - Belpoliti passa attraverso «la letteratura (Don DeLillo, Jonathan Franzen, Joseph McElroy, Milan Kundera), l’arte (il post human, l’Informe, Andy Warhol, Cindy Sherman, Cattelan, Orlan), il cinema (Blade Runner, The Truman Show, Matrix, La 25a ora), l’architettura (Libeskind), i fumetti di Art Spiegelman, la fotografia e la video art» come si legge sulla quarta di copertina.

Nato inseguendo il tema delle rovine, questo testo permette a Belpoliti di condurci lungo un percorso che tocca concetti classici della riflessione estetica, come quello del sublime e del kitsch, per arrivare a postulare la tesi secondo cui l’arte oggi ha mutato funzione e «da apripista» e indicatrice di tendenze come nel passato, è arrivata «a influenzare i nostri modi di intendere i valori etici».

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