Concerti Magazine Mercoledì 6 luglio 2005

Musica per l'indipendenza

La mia idea del paradiso in terra è la Nuova Caledonia: spiagge di borotalco, natura praticamente incontaminata, terre rosse come nella vicina Australia, buona musica e bella gente. Non conosco molti nuovicaledoniani, ma ne ho incontrati dodici tutti insieme a mentelocale cafè.
Sono i Josephine protagonisti al nella serata di martedì 5 luglio.

Fanno Pacific reggea, un ritmo in salsa ska con una buona dose di sonorità kaneka, peculiari della loro tradizione. Arrivano dal nord della Nuova Caledonia dove, proprio sulla spiaggia davanti a casa loro (a Poued), sbarcarono i colonialisti francesi il 24 settembre del 1953.

I Josephine cantano i problemi sociali e politici di un popolo oppresso, che per un periodo è stato anche relegato in riserve. Fanno musica per un’indipendenza che non hanno ancora ottenuto. Raccontano di un passato anche sanguinoso. «Come quando - mi dice Patrick - voce e leader del gruppo – dieci dei nostri antenati sono stati ghigliottinati per placare una rivolta spontanea».
Oggi i Josephine cantano soprattutto in francese perché, ironia della sorte, è diventata la lingua ufficiale, visto che nell’isola si parlano ben 32 dialetti. Per la loro prima tournée in Europa (che prevede altre sei tappe in giro per la Francia), i dodici Kaneka si sono uniti ai Waan, un altro gruppo formato dallo stesso Patrick qualche anno prima.
Passeranno anche per la Val D’Aosta, ma non per un concerto: ad attenderli è la neve, che dalle loro parti non cade.

Fino all’anno scorso in Nuova Caledonia non esistevano i diritti d’autore. Per questo i Josephine, che pure hanno vinto un importante premio musicale, non riescono a vivere di musica. Così Patrick fa il cuoco, Benoit il carpentiere, e David il fabbro.
Vendono CD masterizzati, che si “producono” a loro spese, con un margine di guadagno veramente basso. Sono arrivati a Genova grazie a Elisa Gandelli, una giovane etnologa che in Nuova Caledonia ha scritto la sua tesi di laurea. Elisa, come un angelo custode, ma anche per sdebitarsi della calorosa ospitalità ricevuta, gli ha organizzato questo primo tour oltreoceano. La speranza è naturalmente quella di incontrare le persone giuste, che diano ai Josephine la possibilità di giocarsela fino in fondo. Con la loro bella musica.

Ma gli appuntamenti con il Festival del Mediterraneo non finiscono qua. Giovedì 7 luglio gran finale della sezione che si è svolta al Porto Antico. Con due concerti dedicati alla fanfare dell’est, uno legato alla tradizione delle brass band dell’Europa balcanica, la Boban Markovic Orkestar dalla Serbia e, a seguire, una vera e propria leggenda della musica ebraica Klezmer, la Frank London’s Klezmer dagli Stati Uniti. Uno spettacolo garantito fatto di ritmi indiavolati e di musiche da ballo scatenate. Le due band hanno assicurato una jam session finale che promette scintille.

Venerdì 8 luglio il Festival del Mediterraneo si sposta nella splendida cornice del rinnovato Castello d’Albertis, in Corso Dogali 18. La serata che inizierà alle ore 21.00, sàrà dedicata alla Turchia, con Al Sheikh Nail Kesova, il maestro del rito estatico Samà dei Dervisci Mevlevi, la confraternita mistica dei Sufi Mawlawiyya fondata dal poeta persiano Mevlana Celaleddin Rumi nel 1273. Durante la pratica mistica si sviluppa la danza rotante dei dervisci, di altissima perfezione estetica, che induce all’ascesi, sfida le leggi dell’equilibrio e annuncia la conquista dello stato di estasi. La danza è accompagnata dal suono del flauto di bambù ney, dalla melodia del canto, del qanun e dal ritmo dei tamburi kudum.

Guarda l'intero del Festival del Mediterraneo

Nella foto: anche se in effetti è un po' scura, i Josephine con alcuni amici di Genova

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